Martedì 22 Ottobre 2019, 11:34

Con Generazione.zero di Peppe Celentano i Lions di Castellammare di Stabia contro il bullismo nelle scuole

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Luglio 2019 in Attualità

Il 6 giugno si è tenuto all’Istituto Alberghiero Raffaele Viviani di Castellammare di Stabia, a cura del Lions Club Castellammare di Stabia Terme presieduto da Nellina Basile, in collaborazione con il Leo Club Castellammare di Stabia Terme “Enrica Liguori” presieduto da Francesco Aiello e con il Forum dei giovani Castellammare di Stabia presieduto da Catello Fontanella, nell’ambito del progetto “Insieme al Viviani”, l’importante seminario “Bullismo e Cyberbullismo”, all’interno della Sala Unimpresa, con la partecipazione di studenti e docenti dell’istituto scolastico.
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Scuola Viva”, il programma triennale, finanziato mediante risorse del Fondo Sociale Europeo, con cui la Regione Campania realizza, a partire dall’anno scolastico 2016-2017, una serie di interventi culturali, sociali, artistici e sportivi, volti a potenziare l’offerta didattico-formativa del sistema scolastico regionale, con l’obiettivo di innalzare il livello della qualità della scuola campana e rafforzare la relazione tra scuola, territorio, imprese e cittadini.
Sono intervenuti con i loro indirizzi di saluto: la prof.ssa Giuseppina Principe, dirigente scolastico del Viviani; la prof.ssa Nellina Basile, presidente Lions Club Castellammare di Stabia Terme; il dottor Francesco Aiello, presidente Leo Club Castellammare di Stabia Terme; lo studente Catello Fontanella, presidente Forum dei giovani Castellammare di Stabia; la prof.ssa Enrica Varone del Viviani, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento.
Momento clou della mattinata, la proiezione del corto d’autore inedito “Generazione.zero”, del famoso drammaturgo-regista napoletano Peppe Celentano, autore di molti testi a sfondo sociale, fra cui Ladri di sogni, scritto con Vincenzo De Falco e vincitore del premio Girulà 2006 e della menzione speciale per il teatro del premio Siani 2007.
“Generazione.zero”, scritto in collaborazione con Gianpiero Mirra e prodotto dal Teatro Diana, racconta della scomparsa di Mario Marino, studente dolce, timido, riservato, con pochi amici e da tempo maltrattato da alcuni coetanei che, a scuola e anche fuori, gli hanno reso la vita impossibile, fino alla pubblicazione on line di un video umiliante. La delicata inchiesta del solerte procuratore apre le porte dell’universo sconosciuto e doloroso del giovane scomparso. Gli interrogatori ai compagni, agli insegnanti, ai familiari, mettono in luce infatti lo stress senza tregua in cui era immersa la giovane vittima. Il film si connota per l’elevato valore tecnico-interpretativo e i forti contenuti emotivi, che non hanno mancato di toccare il cuore dei presenti in sala, complici anche le bellissime musiche originali composte da Marco Mussomelli con la canzone “Nun se po pazzià accussì” di Mussomeli-Celentano cantata da Monica Sarnelli.
L’autore del film ha scritto anche un’opera teatrale dallo stesso nome, presentata con successo alle scolaresche nelle matinèe del teatro Diana, e un romanzo omonimo, pubblicato da Rogiosi Editore.
Un momento di grande emozione durante l’incontro è stato la drammatizzazione di alcuni passi del libro a cura degli attori Diego Sommaripa e Paolo Gentile.
Nella discussione, sono intervenuti il dottor Vincenzo Gioia, primo Dirigente della Polizia di Stato, il dottor Carlo Alfaro, consigliere nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, la dottoressa Loredana Lignola, psicologa e psicoterapeuta, la presidente della prima circoscrizione Lions Campania, dottoressa Carmela Perna. Per bullismo, dalla parola inglese “bullying” (to bull), che significa usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire, si intende un insieme di comportamenti ispirati a una modalità di interazione disfunzionale, antisociale, insidiosa e pervasiva, caratterizzata da un atteggiamento di prepotenza, prevaricazione, oppressione, vessazione, attuato da una o più persone (i bulli) nei confronti di un unico individuo, più debole, o percepito come tale (la vittima).
Tre sono i requisiti necessari perché una condotta si possa definire bullismo: intenzionalità (il comportamento aggressivo è compiuto deliberatamente, volontariamente e consapevolmente, al fine di arrecare danno alla vittima o provare divertimento dal suo disagio); persistenza nel tempo (la condotta disfunzionale è sistematica e reiterata nel tempo, fino a divenire persecutoria); asimmetria nella relazione (c’è squilibrio di forza e potere, tra chi compie l’azione, che è in una posizione preminente, per ragioni di età, di forza fisica, di genere o di potere psicologico, e chi la subisce, che è in una posizione di inferiorità che gli fa percepire impotenza a difendersi, lo fa sentire isolato, impaurito).
I protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola. Secondo i dati ISTAT, nel 2014, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di una qualche forma di bullismo. Si distinguono due tipologie: bullismo “diretto” e “indiretto”. Il bullismo diretto è caratterizzato dalla relazione diretta tra il bullo e la vittima, ed è a sua volta suddiviso in due sottocategorie: “fisico”, prevalentemente praticato dai maschi a danno sia di maschi che femmine, e caratterizzato da aggressioni e violenze fisiche nonché danneggiamento o sottrazione di oggetti personali (materiale scolastico, merendine, denaro), oppure costrizione fisica della vittima a fare qualcosa contro la propria volontà; “verbale”, caratterizzato da attacchi verbali, offese, minacce, insulti, prese in giro, scherni, derisioni, invettive, frasi cattive e spiacevoli, nomi offensivi e sgradevoli, parolacce, umiliazioni, mortificazioni, squalificazione, denigrazione, discriminazione, osservazioni malevole dai toni razzisti o indirizzate verso difetti fisici.
Invece il bullismo indiretto, detto anche relazionale o psicologico, maggiormente diffuso tra le ragazze, si manifesta in modo sommerso e silenzioso, con continui attacchi e prevaricazioni realizzati alle spalle della vittima, colpendola e danneggiandola nelle sue relazioni con le altre persone, attraverso atti come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di informazioni false o lesive, maldicenze, pettegolezzi, calunnie, cattiverie, denigrazioni sul suo conto, l’interferenza con i suoi rapporti di amicizia, la diffamazione, la mormorazione, il rifiuto, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino da lei.
Obiettivo finale del bullo, annientare la vittima, opprimerla, sopraffarla, emarginarla, deriderla, metterla in ridicolo, distruggerla psicologicamente e fisicamente.
Il bullismo prevede, per verificarsi, la presenza di tre categorie di “attori”: il bullo o i bulli, la vittima, lo spettatore o gli spettatori, per i quali il bullo “si esibisce”. Il bullo risponde a due tipologie: “dominante”, che idea ed esercita la condotta prevaricatoria nei confronti della vittima, e “gregario”, che partecipa all’azione di bullismo senza esserne l’ispiratore, con ruolo di aiutante, seguace, esecutore o sobillatore. Ogni bullo dominante si circonda spesso di 2-3 gregari che lo sostengono e lo incoraggiano.
Il bullo è prevalentemente maschio, ma le femmine sono in aumento, con la differenza che il bullo maschio agisce più spesso per affermare la propria forza e superiorità fisica, guadagnare potere, ammirazione e attenzione, la bulla per gelosia o invidia verso soggetti che, se pure apparentemente sono più deboli, rappresentano per lei una minaccia, concreta o percepita, alla sua immagine di dominatrice, di donna di potere, in grado di gestire eventi e persone, e di decidere chi deve essere parte e chi no di un gruppo di suoi pari.
Caratteristiche di personalità comuni a tutti i bulli sono: spavalderia, autostima più alta della media, essere viziati dai genitori, uso dell’aggressività e prepotenza come modalità abituale di interazione (anche con genitori, fratelli e insegnanti), impulsività, scarsa empatia, ottimismo, narcisismo, manie di grandezza e tendenza ad apparire ciò che non sono. I bulli sono solitamente dei soggetti popolari e di successo nel gruppo di pari, benché esprimano comunque col loro comportamento un disagio sociale.
Anche nella vittima si identificano due tipologie: la sottomessa o passiva e la provocatrice. La vittima “passiva” è generalmente un individuo fragile nell’aspetto e nell’indole, debole fisicamente, timido, insicuro, ansioso, poco propenso a richiedere l’aiuto degli altri, caratterizzato spesso da scarsa autostima e da un’immagine negativa di sé e delle proprie competenze. È proprio questa vulnerabilità a farlo individuare dal bullo come soggetto adatto da vittimizzare. Questo soggetto trova difficoltà sia nel difendersi e reagire sia nel chiedere aiuto, per cui subisce supinamente. I genitori di questi ragazzi rilevano che fin da piccoli hanno mostrato una scarsa capacità ad affermare se stessi e le proprie esigenze e richieste. In genere hanno un rapporto intimo con i genitori, in particolare la madre che spesso è iperprotettiva.
La vittima “provocatrice” invece con i propri atteggiamenti anticonvenzionali e inusuali, a volte irritanti, sollecita e orienta verso sé stesso l’attenzione dei bulli. Sono soggetti, prevalentemente di sesso maschile, con bassi livelli di autostima ed elevato grado di ansia e di insicurezza. Di solito chi è vittima dei bulli ha: basso “concetto di sé”, scarso senso di autostima e autoefficacia, visione negativistica delle proprie competenze, aspetti caratteriali di timidezza, introversione, insicurezza, tratti di “diversità” che lo discostano dalla maggioranza dei coetanei, es. orientamento sessuale (bullismo omofobico), caratteristiche fisiche considerate come difetti (peso, statura, colore della pelle, occhiali, abbigliamento), provenienza della famiglia (origine straniera, condizione sociale, credo religioso), disabilità, debolezza fisica (non essere in grado di difendersi) e psichica (esempio faciltà a piangere). Le caratteristiche di base vengono poi accentuate dal bullismo, in quanto i ragazzi tiranneggiati dai compagni accentuano la loro sensazione di essere diversi, sbagliati, e arrivano a percepire il contesto scolastico come minaccioso e pericoloso. Perché si instauri il bullismo, è necessaria una risposta inadeguata della vittima verso l’aggressore: la sottomissione, l’incapacità di reazione e difesa.
Infine, gli spettatori, sono distinti in tre categorie: sostenitori del bullo o complici, che con il loro comportamento di attenzione, esempio ridendo, incitando, approvando, rafforzano e alimentano il bullo (in alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a crearsi uno stuolo di attendenti che seguono le sue gesta riconoscendolo come capo, come accade per le “baby gang”); difensori della vittima, che difendono la vittima prestando soccorso o offrendo consolazione e aiuto come coinvolgendo gli adulti, prendendo posizione aperta contro i fatti di bullismo o inserendo la vittima nel gruppo; la maggioranza silenziosa, costituita da coloro che si astengono dal prendere parte, sia a favore del bullo che della vittima, che con la loro omertà e silenzio rafforzano il potere del bullo e legittima e incentivano il proseguimento della sua condotta, col valore di un consenso, più o meno consapevole.
In ogni caso, assistere non è mai un’azione neutrale: in ciascuna delle tre precedenti opzioni il gruppo è parte attiva del processo in quanto il ruolo che assume influisce sul comportamento del bullo. Il “cyberbullismo” o “bullismo online” è l’attuazione del bullismo, cioè un attacco intenzionale, sistematico e ripetuto nel tempo contro una vittima, condotto da un individuo o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, che gli permettono di raggiungere il vasto pubblico del web. Può essere: “diretto”, che consiste nell’uso di internet per attaccare direttamente la vittima, attraverso azioni quali intimorirla, molestarla, minacciarla, metterla in imbarazzo, farla sentire a disagio, offenderla, ingiuriarla o emarginarla, in maniera pubblica o privata; “indiretto”, basato sul diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima, per umiliarla e distruggerne la reputazione.
Il nucleo psicologico del cyberbullismo è che non comporta la reciproca presenza, la fisicità: venendo a mancare il linguaggio del corpo, il suono della voce e tutti gli altri aspetti della comunicazione che sono presenti nel mondo reale a testimoniare il dolore, la frustrazione, l’umiliazione, la sofferenza generate nella vittima, al cyberbullo la vittima appare invisibile, come un’entità astratta, non una persona vera e propria. Bullismo e cyberbullismo sono fenomeni disfunzionali del comportamento sociale che stanno assumendo, per la diffusione tra gli adolescenti in età sempre più precoce e la pervasività degli atteggiamenti messi in opera, i contorni di una profonda piaga nel contesto scolastico.
Giornate di studio e approfondimento per studenti e docenti, come quella organizzata al Viviani, incarnano perfettamente lo spirito della legge sul cyberbullismo 71/2017, che prevede il coinvolgimento attivo degli studenti nella lotta al fenomeno. E un film come quello di Giuseppe Celentano, con la capacità peculiare del racconto per immagini di smuovere l’inconscio, il tramite più immediato per far empatizzare i giovani con le vittime.