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Army l’urgenza creativa di un 'cantautore indie'

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Febbraio 2020 in Attualità

Armando Fusco, in arte Army, cantante napoletano di rara sensibilità e creatività, residente da anni nella provincia di Avellino, si ripresenta quest’autunno sulla scena musicale italiana con il nuovo singolo “Nel cuore di qualcuno”, scritto da lui e arrangiato dal suo fidato collaboratore Francesco Aiello di Poggiomarino, musicista e tecnico del suono, che in passato ha musicato altri suoi pezzi, come “Quaderni bianchi”, “Napule amica”, “Mamma Aurora”.
Il nuovo brano arriva dopo un periodo di pausa a seguito del grave lutto della perdita, nel giro di un anno, di entrambi gli amatissimi genitori. Amante come sempre delle contaminazioni e delle sperimentazioni, nel sound come nell’immagine, Army ha scelto per questo pezzo sonorità reggaeton e uno stile più acustico e ritmico rispetto alla sua precedente produzione, decisamente pop.
I testi di Army, che scrive personalmente, sono sempre molto intimi e introspettivi, come versi strappati dal suo diario del cuore, e anche questa ultima canzone racconta un desiderio sincero e profondo, il bisogno di entrare nel cuore di qualcuno con cui intraprendere una conoscenza vera e costruttiva, abbattendo il muro che lo ha volontariamente relegato negli anni giovanili in una dimensione egocentrica e introiettiva che ormai, giunto al traguardo dei cinquant’anni, gli sta stretta.
Parlo di Army non solo perché è un mio amico di antica data e apprezzo il suo modo di fare musica, ma anche per discutere della tendenza che rappresenta, i “cantautori indie”, cioè “indipendenti”, una realtà emergente quanto vincente del panorama musicale italiano. La parola “indie” non identifica un genere, ma il fatto che questi artisti non sono prodotti da case discografiche o lanciati da un talent show televisivo, ma “si fanno da soli”, auto-producendo le proprie composizioni e promuovendole attraverso i social, senza filtri o limitazioni.
Il fenomeno, iniziato intorno agli anni 2000, grazie poi all’esplosione di YouTube e Facebook, ha consentito ad artisti sconosciuti di farsi apprezzare, emergere, e talvolta passare poi, visto il successo virale sul web, sotto contratto con le etichette “major”. Sono nati in questo modo divi del calibro di Calcutta, Coez, Levante, solo per fare qualche nome. Sia gli artisti ormai diventati famosi che quelli - la maggioranza - che restano di nicchia, i cantanti “indie” stanno comunque lasciando un’impronta significativa nella storia della musica italiana, svecchiandola con innovazioni, sonorità e proposte che, esulando da logiche commerciali, risultano originali e talvolta rivoluzionarie.
Per questo vi invito a prestare attenzione all’universo della musica indie italiana, di cui Army è degno rappresentante. Army è infatti un cantautore indipendente che, nonostante notevoli riscontri iniziali come passaggi radiofonici su Rai Isoradio e addirittura una lettera di Mina a lui dedicata sulle pagine del giornale Vanity Fair, coltiva la passione per la musica in maniera del tutto personale, collezionando dischi, suonando la tastiera, ed esibendosi dal vivo in rare ma sempre apprezzabili perfomances. Con l’entusiasmo di un adolescente, Armando/Army conserva immutata la voglia di dare sfogo al suo estro artistico che non segue regole prestabilite a tavolino né leggi di mercato, solo l’urgenza creativa che come un imperio interiore si sublima in note e parole. Per lui essere “indie” è sinonimo di autonomia ma anche di libertà, la scelta di vivere la sua dimensione musicale innanzitutto come emozione intima e personale e come ricerca interiore piena di passione e tormento, eventualmente poi da condividere, cosa che ha iniziato a fare nella piena maturità personale e artistica, ma in maniera distaccata dai canoni commerciali che impongono visibilità e coinvolgimento: la musica, insomma, come cocente passione da vivere in modo totalitario e integrale.
Il suo essere “artista” è qualcosa di assolutamente profondo e autentico, intrinseco alla sua identità, tanto è vero che sin da piccolo, e per tutta la vita, Armando si è espresso con vari canali quali scrivere racconti, poesie, canzoni, disegnare, cantare, ballare, recitare… anche se poi la sua parte razionale lo ha portato in parallelo a seguire un altro percorso, si è laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia, materie che forniscono nuovo humus alla scrittura artistica. Una scrittura nella quale la sofferenza ha sempre un ruolo cruciale, fondante la sua ispirazione: poesie, racconti, testi di canzoni dell’artista rivelano sempre una potente vena malinconica con forti capacità di introspezione.
La musica e l’arte in generale sono sempre state le sue uniche vere compagne, in una vita non facile, resa ancora più sofferta dalla sua smisurata sensibilità. Dotato di una personalità complessa, piena di contraddizioni e conflitti, da un lato colto, ironico, bisognoso di comunicare ed entrare in empatia con gli altri, amante della vita, della natura, della gioia, dall’altra schivo, melanconico, introverso, solitario, con un mondo interiore perennemente in tumulto, smosso da emozioni contrastanti, Armando riflette, nelle sue canzoni, il suo inconscio passionale e tormentato, regalando brani intensi nei testi e nelle sonorità, che non lasciano indifferenti.
L’artista ha conosciuto il dolore più disperante, ma ha sempre avuto la forza di riemergere, di ricominciare, di inventarsi una nuova speranza. Cantare è il suo modo di celebrare la vita tante volte matrigna, che però ama con tutto se stesso, incommensurabilmente, e nei suoi brani mette tutto, contrasti, delusioni, sensazioni, emozioni, pensieri, esperienze, rabbia, angosce, sogni, sublimandoli in note, melodie, catarsi poetica di un’anima dannata che non ha scelto di esserlo, vittima solo della colpa di “aver provato a sollevarsi a livelli più alti”, come recita un suo verso.
Armando ha osservato la vita, più che averla vissuta, come ha raccontato lui stesso, e ha convertito il dolore suo e del mondo in scrittura, disegno, musica: Arte pura. La Musica, ha dichiarato l’artista più volte, lo ha sempre aiutato tanto: a sognare, a sperare, addirittura a sopravvivere nei momenti più bui, quando la solitudine che lo ha sempre marchiato lo inchiodava come una condanna ma nello stesso tempo diventava spunto creativo. La Musica che sostituisce l’amore che manca: “L’amore non cerca me”, dice una sua canzone, ma per fortuna lei resterà per sempre: “La musica non finirà”, è il titolo di un altro bellissimo brano. Le canzoni hanno riempito le sue giornate sin da ragazzino, portandolo a conseguire una cultura musicale ponderosa, prima di cimentarsi in prima persona ad incidere dischi.
A cantare, Armando, appassionato e colto fruitore di musica, ha cominciato a due anni coi 45 giri della Carrà, ed è cresciuto cibandosi di TV e spettacoli, a casa ha migliaia di dischi e ne acquista ancora. Avendo avuto nel tempo l’occasione di rapportarsi con amici musicisti, ha avuto la possibilità di diventare lui stesso un artista, ma rimanendo nell’intimo, ha detto in una intervista, lo stesso bambino sognatore di un tempo. La sua vita è un po’ racchiusa nel brano che ha lanciato prima di quest’ultimo, “Un’anima sola”, sempre scritto da lui e arrangiato da Mauro Perrotti, alias il quotato DJ Mauro Fire. Un pezzo caratterizzato da una cifra stilistica decisamente elettropop, come i brani di maggior successo dell’artista, quali Vanità, il suo fortunato esordio, Amore nero e La mela.
Army si definisce infatti un cantante “pop”, ma dà a questo genere un valore molto ampio, rigettando l’etichetta di sottocultura che gli attribuiscono in molti, bensì intendendolo come tradizione, melodia, ricchezza di stile. Comunque, spinto dalla sua curiosità, voglia di sperimentare e cambiare, ha amato cimentarsi in diversi generi musicali, spaziando dal pop al rock, al melodico, alla new wave, dimostrando grande coraggio nel correre trasversalmente tra generi e stili, senza limitazioni e compartimenti stagni, ma restando fedele sempre al suo personaggio schivo e allo stesso tempo diretto. Ha esordito come seconda voce dei talentuosi HUECO nel 2008 nel loro primo album “Living in a bathroom (pensando all’amore)”, e si è poi dedicato intensamente all’attività di solista. I suoi EP di inediti (come “I gusti grigi della solitudine”, 2011, “Elettrifichi il mio cuore”,2012, “A forza di fuoco”, 2013) sono piccole gemme il cui comune denominatore è un pop elettronico sofisticato ed elegante, atmosfere cupe ed oniriche, testi emotivi e letterari capaci di sondare le maglie più tormentate e nascoste dell’inconscio.
Il primo singolo, “Vanità”, del 2010, la sua più grande hit, è stato trasmesso assieme ad “Amore Nero” anche da Rai Isoradio, e molto ascoltato in steaming anche nei Paesi stranieri; pubblicato in versione inizialmente “dark wave”, l’ha poi riproposto in chiave più pop. Altri singoli di successo sono stati: “Quaderni bianchi”, nel 2011, un brano dall’atmosfera rockeggiante che rivendica l’importanza della parola scritta(è una delle poche escursioni nella sua carriera nel rock made in Italy); il suo unico pezzo in inglese “Fading Love” (Amore Sfuggente), del 2013, con un arrangiamento pop dance stile anni ‘80; i singoli del 2014 “Disorientami tu” e “La mela”, quest’ultimo dal sapore spiccatamente pop, apprezzato dalla grande Mina; “Napule Amica” (2015), un viaggio tra le strade della propria città, per la prima volta in napoletano; il brano dedicato alla madre scomparsa,“Mamma Aurora (I Promise)”, del 2018. Scritto da lui e arrangiato da Francesco Aiello, Mamma Aurora, un bel rock melodico, è dedicato alla madre Vittoria all’indomani della tragica scomparsa, paragonandola, con versi toccanti, all’alba di un nuovo giorno in cui l’artista ripone le sue speranze di salvarsi ancora, nel segno della sua imperitura memoria, mentre rievoca i laceranti ricordi dell’ultima estate trascorsa assieme.
Army ha ricevuto in questi quasi dieci anni di carriera articoli, interviste e recensioni su giornali importanti tra cui Il Mattino di Napoli, Il Roma, e Raropiù, rivista per collezionisti, oltre che su tantissimi blog musicali on line, e il “Premio Gallo D’Oro” per la musica nel 2012 presso la città di Mariglianella. Armando ha anche interpretato da protagonista il corto “La solitudine dell’attore” con la Valenzo film production, mentre come scrittore ha pubblicato un testo di spessore, “La mia testa danzante”, con sue struggenti liriche e racconti. Insomma, Army, sono fiero di esserti amico!