Sabato 06 Marzo 2021, 18:19

Gennaro Arma, 'La lezione più importante'. E’ la Vita

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Febbraio 2021 in Attualità

Glielo chiedevano tutti, di dare alle stampe la sua eccezionale esperienza, raccontarla nei particolari e condividerla col mondo intero avido di notizie e dettagli, e alla fine lo ha fatto, Gennaro Arma, il capitano della Penisola sorrentina che tutti ammirano, orgoglio lucente del nostro territorio. Ma il suo libro, “La lezione più importante. Quello che il mare mi ha insegnato”, edito da Mondadori, finisce per essere molto di più di un resoconto di un evento straordinario che resterà nella storia, è un diario intimo e universale al tempo stesso. Un testo importante e prezioso per tutti.
Il libro narra, attraverso lo sguardo privilegiato del suo comandante, la vicenda della Diamond Princess, la nave da crociera che ha rappresentato, suo malgrado, uno dei più importanti materiali di studio mondiali sul Sars-CoV-2, il nuovo Coronavirus responsabile della pandemia da Covid-19. Se abbiamo scoperto molte cose sulle modalità di trasmissione di questo flagello e sul ruolo degli asintomatici, lo dobbiamo proprio agli studi sui passeggeri della nave, che ha costituito involontariamente una sorta di preziosissimo “laboratorio” umano dove valutare effetti e conseguenze dell’introduzione del virus in una comunità chiusa.
Il 5 febbraio 2020, al largo della baia di Yokohama, in Giappone, il transatlantico che ospitava a bordo al momento 3.711 persone (2666 passeggeri e 1045 membri dell’equipaggio) è stato sottoposto dal governo giapponese a una quarantena di 2 settimane, dopo che un ex passeggero, sbarcato il 25 gennaio a Hong Kong, il 1° febbraio era risultato affetto da Covid-19. Tamponi molecolari naso-faringei per Sars-CoV-2 sono stati eseguiti per tutte le persone a bordo: alla fine, ben 705 sono risultati positivi al virus. Mentre prima del focolaio sulla Diamond Pincess si riteneva che il virus fosse trasmesso solo dalle persone con sintomi di tosse e starnuti, proprio dai tamponi a tappeto sui suoi ospiti si è appurato che il 58,9% dei positivi erano asintomatici, ma avevano contribuito alla diffusione del contagio. E, dato ancora più sorprendente, il 54% dei positivi apparentemente asintomatici presentava opacità polmonari alla tomografia computerizzata del torace. Alla fine, 31 pazienti (il 4,5% dei positivi) hanno richiesto supporto ventilatorio o terapia intensiva e 7 sono morti.
Gli innumerevoli studi scientifici pubblicati sulle riviste internazionali sul caso della nave rimarcano anche le molte difficoltà nell’attuazione della quarantena, come creare una linea di demarcazione tra passeggeri infettivi e non infettivi, trovare ospedali e fornitori di servizi di trasporto disposti ad accettare questi pazienti, trasportare individui, superare le barriere linguistiche e sostenere la vita quotidiana.
La vicenda della nave è diventata un caso sanitario, politico, umano, mediatico, seguito ogni giorno col fiato sospeso da tutto il mondo.
E su tutta questa storia si staglia, potente, la figura del nostro comandante.
Gennaro Arma, 45 anni, di Meta, vive a Sant’Agnello con la moglie, Mariana Gargiulo, danzatrice e titolare con la collega Mariangela Morvillo della scuola Spazio Danza Sorrento, e il simpaticissimo figlio adolescente, Diego.
Vero uomo di mare per intima vocazione e studi approfonditi, visceralmente appassionato del suo lavoro, si è formato allo storico Istituto Nautico “Nino Bixio” di Piano di Sorrento e naviga da quando era giovanissimo. Emblema luminoso della gloriosa e antica tradizione marittima della Penisola sorrentina, Gennaro ha affrontato la più imprevedibile delle crisi con rare qualità: sia quelle più squisitamente attinenti all’ambito professionale come carisma, rigore, self-control, determinazione, equilibrio, razocinio, coraggio, competenza, perseveranza, sia quelle che riguardano la sua persona come saggezza, pazienza, dolcezza, umanità, empatia, sincerità, abnegazione, umiltà e trasparenza.
Gennaro Arma conosce bene il mare e le sue insidie, per esservi cresciuto, per averlo studiato, per averci lavorato in tanti anni di carriera: “Il mare è imprevisto che incombe, è l’inatteso col quale devi convivere”. Egli sa che “devi saperti organizzare in un istante e riorganizzarti un istante dopo perché è già tutto cambiato”. Ma lo ama profondamente, e dal mare trae la filosofia di vita che lo ha guidato sempre: “E’ uno spazio infinito, ma anche la strada insospettabile che ti conduce al rispetto e alla comprensione degli altri”.
E in questo frangente, in cui il nemico non è stato il mare con i suoi imprevisti, l’allenamento a combattere i rischi della navigazione lo ha temprato a “imparare, adattarsi e reagire” persino alla circostanza di una pandemia che di là a pochi giorni avrebbe messo in ginocchio il Pianeta: “Mai avrei sospettato che la mia tempesta più complicata nascesse da un’entità microscopica, da un virus”. Ma un comandante sa sempre ciò che è giusto fare, è come impresso nel codice genetico del suo ruolo e della sua professione: “Quando da bambino fissavo i racconti dei naufragi di antiche navi, vedevo il comandante come colui che protegge chi è a bordo, che custodisce la propria nave e sostiene la sfida contro la tempesta. Ho vissuto con la certezza che il comandante fosse la sua gente e la sua imbarcazione, ed è quello stile che ho sognato e che ho inseguito”. Il sogno di una vita iniziato nelle prime fantasie di un bimbo, la robusta preparazione tecnica per realizzare il suo obiettivo, la lunga esperienza e la volontà di spendersi e darsi senza limiti hanno creato la giusta alchimia per guidare il comandante sulla strada del bene: “È una situazione inedita per tutti…C’è così tanto da fare a bordo, ma la mia unica preoccupazione è prendermi cura dei passeggeri e dell’equipaggio”. Il diario di bordo di Gennaro diventa così, pagina dopo pagina, tra ricordi della propria infanzia e della sua formazione, figure della famiglia e maestri di scuola e di vita, pensieri e azioni, notizie pubbliche e spaccati di vita privata, il veicolo di un messaggio etico dal sapore universale sul senso più profondo dell’essere “un uomo”. La lezione più importante che ne deriva è che i veri valori della vita sono l’impegno, la responsabilità, il sacrificio, l’ascolto, la fiducia, la solidarietà, l’amore per il prossimo.
A poco a poco, nella sua mente e nel suo racconto, lui smette di essere solo un capo ma diventa un tutt’uno con il suo equipaggio, che chiama con affetto e incoraggiamento “i miei gladiatori”, e con la nave stessa che si tramuta in una persona sola, palpitante di migliaia di cuori e di anime, una comunità senza più divisioni tra passeggeri ed equipaggio, a cui nei suoi messaggi sa rivolgersi come a una famiglia. Attraverso gli annunci, preceduti dall’immancabile “Buongiorno Diamond, è il comandante che vi parla”, Arma sa trasmettere forza, sicurezza, serenità, motivazione, speranza, e riesce come per magia a dare senso, unità e valore al momento disperato e surreale che tutti stanno vivendo, diventando per la sua città galleggiante punto di riferimento e guida sicura, leader indiscusso e complice fraterno. Perché come gli spiegava il suo indimenticato professore di Navigazione: “Un comandante non deve mai perdere il controllo della nave”.
Con rara abilità strategica e inesauribile energia, Arma ha gestito, mediato e integrato i rapporti con le autorità politiche e sanitarie, i vertici della compagnia, i collaboratori, il personale, i passeggeri. Instancabile, creativo, premuroso, sempre pronto ad ascoltare ogni richiesta, a risolvere ogni problema, a considerare ogni esigenza e punto di vista, ha dovuto elaborare in assoluta fretta soluzioni funzionali a situazioni inimmaginabili per gestire una situazione emergenziale che poteva diventare esplosiva. Per esempio, portare tre volte al giorno i pasti in 1.500 cabine, procurare le mascherine a tutti, i farmaci a chi ne aveva bisogno, organizzare il rifornimento di cibo e carburante. E poi il problema di far prendere aria e luce ai passeggeri nonostante le regole del distanziamento e del confinamento imposte dalla sicurezza sanitaria: “Per consentire anche a chi soggiornava in cabine senza luce naturale, abbiamo organizzato la ‘fresh air’, una passeggiata sul ponte con rigorose norme anti-assembramento”. Con lodevoli qualità di introspezione psicologica, oltre a occuparsi con maniacale diligenza di ogni minimo dettaglio organizzativo, Gennaro ha saputo anche lavorare sull’umore degli inquilini della nave, fornendo la massima informazione, la più trasparente sincerità, ma anche il calore corroborante dell’affetto e del prendersi cura.
Alla fine dell’odissea, il comandante organizza il sospirato sbarco dei passeggeri e poi dell’equipaggio. La sera del 1° marzo 2020, dopo aver svuotato il suo ufficio, solo sulla sua nave, prende un biglietto e una penna e scrive “The End”. E allora, il cuore in gola, ha l’impulso di prendere l’ultima volta il microfono in mano, prima di lasciarla: “Sono accanto alla consolle, prendo il microfono e dico qualcosa. Sono emozionato, nessuno mi vede e sono libero di esserlo. ‘Thank you. And goodnight’. È solo un saluto, un saluto sincero alla nave. L’ultimo contatto privato, l’arrivederci tra me e questa splendida signora del mare”. L’emozione di scendere per ultimo dalla Diamond Princess è stata fortissima: “Quando sei un comandante sai bene che in qualsiasi situazione d’emergenza dovrai essere l’ultimo a lasciare la nave. Ma speri che questo, nella tua vita di uomo di mare, non accada. La tua passione e forse la tua follia quella nave vorrebbero non lasciarla mai, vorrebbero che non venisse mai il momento in cui sarà necessario abbandonarla”. Ritratto mentre scende dalla sua nave, in divisa e mascherina, con il trolley a seguito, Gennaro Arma diventa con quella foto, diffusasi in tutto il mondo, il simbolo della resistenza e resilienza dell’umanità all’attacco del Coronavirus.
Anche quando, sbarcati, i membri dell’equipaggio eseguono la quarantena in una struttura dedicata in Giappone, i suoi uomini ogni sera aspettano il suo messaggio rassicurante, tanto che Arma lo registra con il cellulare e lo trasmette alla reception, affinché lo diffonda nelle stanze.
Un’impresa la sua, che gli ha fatto meritare tanto tanto onore: l’appello di “the brave captain”, il capitano impavido e coraggioso, come lo ha ribattezzato in un video uno dei passeggeri, e che è rimbalzato in ogni angolo del Pianeta, facendone un mito a livello globale; l’encomio pubblico della compagnia di navigazione Princess Cruises, che ha detto di lui ”è stato un eroe agli occhi di tutti noi”; l’accoglienza, al rientro a Fiumicino, del Ministro della Difesa, Luigi Di Maio, che lo ha ringraziato per aver dato l’esempio e aver portato nel mondo un’immagine edificante dell’Italia, incarnando il simbolo di un Paese “che non molla mai”; la prestigiosa onorificenza di “Commendatore al Merito della Repubblica Italiana”, consegnatagli il 14 luglio 2020 al Quirinale dal Presidente della Repubblica in persona, Sergio Mattarella.
Riferendosi alla Diamond, Arma ha scritto che: “Il Diamante è un pezzo di carbone che ha funzionato molto bene sotto pressione”. Ma questa frase sta a pennello proprio alla natura di Gennaro.
“Non sono un eroe”, si affretta a chiarire però Gennaro in ogni occasione. Per chi, come me, conosce personalmente da tanti anni il comandante Arma e si pregia della sua limpida amicizia, è facile capire che non si schermisce con ostentata modestia o falsa umiltà. Lui è veramente convinto di aver fatto solo il suo dovere. Ritrovo il Gennaro che conosco in ogni frase e pensiero del suo libro. C’è solo autenticità in quello che racconta. La verità di una persona semplice, pura, corretta, onesta e perbene. Ed è davvero un eroe moderno, perché è eroismo avere coscienza delle responsabilità che ci si è assunti, tenere fede agli obblighi presi e rispettarli con impegno e serietà, gestire con cura, diligenza e prudenza le attività che si svolgono, comprendere fino in fondo l’importanza che hanno per sé e per gli altri, avere il coraggio di prendere decisioni e voler dare senza risparmiarsi. Come ha fatto lui. Sembra semplice, “normale”, ma è talmente grande, allo stesso tempo. In un mondo spinto alla deriva dall’individualismo egoista e dall’imperio di gratificazione immediata a ogni bisogno, l’eroismo “normale” di Gennaro è quello di cui tutti abbiamo bisogno.