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Arriva il bail-in. Chi paga il conto?

Autore: Dott. Massimo Fienga | Pubblicato Febbraio 2016 in Attualità

Il 16 novembre 2015, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei decreti legislativi 180 e 181, il Governo Italiano ha dato il via libera al recepimento, dal 1° gennaio 2016, della direttiva europea sulle “risoluzione bancarie”. Con il termine “risoluzione” si indica un processo di ristrutturazione ordinata gestito dall’Autorità di risoluzione (nel nostro Paese la Banca d’Italia) che mira a garantire la continuità dei servizi essenziali offerti dalla banca (ad esempio i servizi di pagamento e i depositi), anche se l’istituto è in dissesto o a rischio dissesto. Tra gli strumenti che costituiscono l’ossatura del nuovo quadro normativo, una delle principali novità è costituita dall’introduzione del bail-in (letteralmente salvataggio interno).

Questo significa che in determinate circostanze, i costi della ristrutturazione potranno essere limitatamente sopportati dal sistema bancario nel suo complesso, attraverso un “fondo di solidarietà”. E significa che in seconda battuta saranno chiamati in causa gli azionisti e gli obbligazionisti della banca stessa. In particolare i primi chiamati a “pagare il conto” saranno gli azionisti, seguiti dai detentori di obbligazioni subordinate (titoli Additional Tier 1 e Tier 2) e poi dagli obbligazionisti senior. I depositi intestati a persone fisiche e piccole e medie imprese saranno “aggredibili” per la parte eccedente i 100 mila euro.
Bisogna però rimarcare che il Fondo di Garanzia Interbancario, che “tutela” i primi 100 mila euro, dispone di risorse per 1,2 miliardi di euro a fronte dei depositi complessivi per quasi 600 miliardi di euro.

“Le nuove regole non consentono d’ora in poi il salvataggio di una banca senza un sacrificio significativo da parte dei suoi creditori. La clientela va resa pienamente consapevole del fatto che potrebbe dover contribuire al risanamento di una banca anche nel caso in cui investa in strumenti finanziari diversi dalle azioni, il che fa venir meno la certezza del mantenimento del valore del capitale investito fino ad ora radicata nella consapevolezza dell’investitre.” (cit. Ignazio Visco)

Il grafico mostra la gerarchia che viene seguita quando si applica il bail-in: chi investe in strumenti finanziari considerati più rischiosi sostiene per primo le perdite o la conversione in azioni. Si passa alla categoria successiva solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa. Inizialmente vengono colpiti gli azionisti della banca, ovvero viene ridotto o azzerato il valore delle loro azioni.

Successivamente si interviene sui creditori, le cui attività possono essere trasformate in azioni (per ricapitalizzare la banca) e/o ridotte nel valore, nel caso in cui l’azzeramento del valore non risulti sufficiente a coprire le perdite. Quindi chi possiede un’obbligazione bancaria potrebbe veder convertito in azioni e/o ridotto il proprio credito. Anche se si tratta di un’obbligazione senior, non subordinata. È fondamentale perciò che gli investitori, al momento della sottoscrizione, facciano attenzione ai rischi di certe tipologie di investimento.