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Michele De Angelis: creatività allo stato puro!

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Settembre 2016 in Attualità

Michele De Angelis, con la collaborazione imprescindibile della compagna di vita e d’arte Lina, rappresenta un artista unico nel suo genere, espressione di creatività allo stato puro: nel suo giardino “incantato”, sede delle sue opere che non ama “esportare”, perché “vivono” all’interno dell’ambiente in cui sono state generate, sbocciano incessantemente ogni giorno fiori, frutti, idee, sentimenti d’amore per tutte le creature viventi, opere d’arte, specialità gastronomiche. La Natura è padrona, rigogliosa e festante, della casa di Michele e Lina e l’arte, che da essa nasce, come in uno specchio, con la Natura si armonizza alla perfezione.

Cominciamo dall’inizio, Michele, come è stata la tua storia di vita?
Sono nato il 22 febbraio 1948, figlio di un colono di Lauro. La giovinezza è trascorsa tra il lavoro dei campi e lo studio, studiavo generalmente di notte, con alacrità e passione, mentre di giorno vivevo all’unisono con la natura e il succedersi delle stagioni. Mi sono laureato in Economia con il massimo dei voti e sono laureando in Giurisprudenza. Sono stato per un breve periodo assistente universitario. Ho fatto anche il docente a corsi di specializzazione e nel corso post laurea per assistenti sociali. Assunto nel Banco di Napoli, ho svolto questo lavoro con dedizione. Nell’ambito bancario ho seguito vari master in legislazione e gestione bancaria.

Dunque hai svolto un lavoro di serio e compassato bancario, lontano dall’estro artistico, quando hai scoperto che dentro il tuo animo covava l’ispirazione creativa?
Per me non è mai stato qualcosa di distinto dalla vita ordinaria, il desiderio di creare è sempre cresciuto dentro di me… sono creativo anche quando ammiro un panorama o pulisco il giardino…

Che ricordo hai dei tuoi genitori, della tua infanzia?
Eravamo nove fratelli, sei maschi e tre femmine... Quando costruirono i campetti di calcetto in cui si giocava in sei persone, alla fine degli anni settanta, noi sei fratelli costituivamo da soli una squadra, che chiamavano “Junior Germani”, eravamo fortissimi e molta gente ci veniva a vedere. I miei genitori: un grande papà e una dolcissima mamma. Si aiutavano molto, l’uno con l’altro, nei duri lavori della campagna e nella vita non facile di quegli anni. Ci hanno insegnato con amore il rispetto e l’educazione nei confronti di tutti. Tutti in casa avevano un proprio ruolo ed adempivano determinati compiti in funzione dell’età e dell’attitudine. Io sono stato sin da piccolo il più estroso e creativo, mia madre affettuosamente, alludendo a ciò, mi chiamava col nomignolo “Michelangelo”.

Come è nato il tuo sodalizio sentimentale e artistico con tua moglie Lina?
Io e Lina è una vita che stiamo insieme... lei aveva tredici anni e io sedici. Sono cinquantadue anni che stiamo insieme e quarantuno che siamo sposati. Abbiamo un figlio Manolo, e un nipote, Manlio, che è la nostra vita.

Le tue opere sono difficili da inquadrare, sono state definite di volta in volta dai critici sculture, arredi, decori, arte concettuale, astrattismo, pop art, arte povera, arte del riciclo, installazioni… In quale definizione ti riconosci di più?
Nessuna in particolare. Ringrazio chi mi ha chiamato l’Andy Warhol sorrentino, ma è un’esagerazione, bontà loro. Io sono un istintivo, non seguo alcuna tecnica o regola. Vedo un oggetto, una materia, e sorge in me l’impulso di trasformarlo. Soprattutto gli oggetti rotti, o da buttare: mi affascina l’idea di dar loro una seconda vita, una nuova possibilità estetica.

Tu crei all’interno del tuo giardino verdeggiante, qual è il rapporto tra arte e natura, nelle tue creazioni?
Io sono d’accordo con chi ha detto che l’uomo non crea nulla, ma riflette e riproduce l’arte che c’è già nella Natura.

La tua creatività è sciolta e disordinata, il tuo laboratorio è il regno del caos, mentre stai finendo di fare una cosa ti viene l’urgenza di fare altro, cosa è che ti stimola l’ispirazione?
È un attimo, un lampo, un’idea. A volte poi il risultato è completamente diverso da quello che avevo immaginato, perché mentre sto creando la mano mi porta a realizzare un progetto differente…

Quali materiali preferisci per le tue creazioni?
Qualunque… ferro, legno, ceramica, cemento, vetro, mattonelle, utensili, ombrelli… spesso materiale di rifiuto e riuso… ultimamente magliette.

Le tue opere appaiono a volte come incompiute, indefinite, sospese, un tripudio di colori e forme indistinte ed espanse nello spazio e nel tempo, è una scelta volontaria?
Non è volontario, ma è vero… voglio che l’opera trovi compimento nella mente e nella fantasia di chi la osserva.

Spesso dalle tue opere emerge la tua profonda Fede, come nelle raffigurazioni di Cristo e della Passione…
Sono cattolico, sì, e attraverso le mie opere mi inchino umilmente a Chi ha dato la vita per noi uomini.

Tu sei anche apprezzato fotografo, che differenza c’è per te tra fotografare e rappresentare la realtà?
Per me la fotografia è fissare una emozione. Io non faccio le foto in modo razionale e studiato, faccio le foto in modo istintivo, emotivo, esattamente come quando creo…

Progetti per il futuro?
Continuare a creare delle cose che mi esprimano ed avere sempre il piacere di condividerle con gli amici.