Domenica 16 Dicembre 2018, 18:59

L’importanza della Posidonia Oceanica

Autore: Laura Cuomo | Pubblicato Novembre 2016 in Attualità

La Posidonia Oceanica erroneamente ritenuta un’alga, presenta caratteristiche simili alle piante terrestri, con radici, fusto e foglie nastriformi lunghe fino ad un metro, riunite in ciuffi. Fiorisce in autunno e in primavera e produce frutti galleggianti, volgarmente chiamati “olive di mare”. Vive dove la luce ne permette la crescita, di norma da 1 m fino a 30 m di profondità: entro i limiti sopra citati, grazie alla capacità della pianta di colonizzare sia fondali sabbiosi sia fessure della roccia dove si siano andati accumulando sufficienti sedimenti, si formano estese praterie di questa preziosa specie.
L’importanza di questa pianta è quella di creare un habitat dove numerosi organismi - piccoli e grandi - trovano rifugio e si alimentano degli altri organismi che vivono nell’intrico della prateria. Ogni metro quadrato di prateria può contare anche mille ciuffi fogliari che, messi uno accanto all’altro, si espandono formando biomasse di oltre 40 metri quadrati. Foglie e rizomi offrono una superficie ideale per l’insediamento e lo sviluppo di organismi sessili sia animali sia vegetali i quali contribuiscono ad attirare un’incredibile varietà di altre specie. Un ettaro di prateria può ospitare una biomassa animale di circa 15 tonnellate comprendente circa 350 specie diverse, appartenenti a tutti i gruppi faunistici, dai Poriferi ai Pesci!
Ma non è tutto. La cintura della prateria di Posidonia costituisce una eccezionale barriera che riduce la forza del moto ondoso sul litorale. Con l’intrico delle sue radici inoltre stabilizza il fondale su cui cresce ma soprattutto, come tutte le piante, la Posidonia produce ossigeno: un solo metro quadrato di prateria è in grado di produrre per fotosintesi 14 litri di ossigeno al giorno.
Per la sua importanza ecologica e per i servizi ambientali che elargisce al mare, la Posidonia meriterebbe di essere protetta. Da alcuni anni invece, a causa di una serie di attività antropiche nocive alla sua sopravvivenza, questa pianta è in grave regressione nei nostri mari. Che la sua tutela si “scontri” con interessi più o meno legittimi è fatale. Ogni intervento sulla portualità, sulla viabilità costiera e - in generale- sull’urbanistica lungo le coste ha, o rischia di avere, effetti negativi sulla sopravvivenza delle praterie di Posidonia.
Tra le cause principali della scomparsa di questa preziosa pianta marina vi sono infatti l’incessante ancoraggio e la pesca a strascico che causano un violento sradicamento delle piante, l’utilizzo di attrezzi da pesca quali i turbo soffianti utilizzati per la ricerca dei tartufi (bivalvi tipici del posidonieto) e, ovviamente, gli scarichi tossici inquinanti (che rappresentano una grave minaccia per tutti gli organismi marini).
Alla regressione delle praterie di Posidonie corrisponde dunque la mancata ossigenazione del mare, la decisa erosione delle coste e ad un pericoloso sbilanciamento della catena alimentare marina, con altrettanti effetti disastrosi che contribuiscono alla continua, silenziosa morte del nostro mare.
Trattiamo quindi il mare con più rispetto, ricordando che ci vuole molto tempo affinché si formino delle praterie di Posidonie ma pochissimo per causarne la loro distruzione irreversibile.