Martedì 11 Dicembre 2018, 12:28

Il triste primato dei rifiuti spiaggiati

Autore: Laura Cuomo | Pubblicato Settembre 2016 in Cultura

Grazie al “Beach litter”, il costante monitoraggio che Legambiente effettua sulle coste del Mediterraneo, è stato dimostrato che ad accomunare molte delle nostre spiagge non sono solo le belle conchiglie, ma soprattutto i rifiuti spiaggiati, ovvero quei rifiuti abbandonati volontariamente sulle spiagge (a testimonianza della totale indifferenza verso i danni che questo comportamento provoca all’ambiente costiero e marino), o depositati dal mare, su di esse. Si tratta di rifiuti di ogni genere, di ogni forme e dimensioni: bottiglie e contenitori di plastica, tappi, polistirolo, secchi, stoviglie usa e getta, oggetti derivanti dal comparto della pesca, mozziconi di sigaretta e rifiuti da mancata depurazione (come cotton fioc e assorbenti) passati dal water al mare, e quindi sulle spiagge.
Il triste primato di regina dei rifiuti rinvenuti e classificati da Legambiente su 29 litorali italiani presi in analisi, spetta alla plastica, con una incidenza del 76,3%. Sul secondo gradino di questo poco lodevole podio troviamo i cotton fioc e - a seguire - rifiuti di carta, metallo, nasse, reti, strumenti da pesca e residui di cassette di polistirolo peril pesce. Chiudono la classifica stoviglie usa e getta, materiali da costruzione, flaconi di detergenti, bottiglie di vetro, sacchetti di patatine e stecchetti di leccalecca e gelati.
Una riflessione a parte meritano le cicche di sigarette (al terzo posto dell’ingloriosa ten e in aumento rispetto agli anni precedenti) e i rifiuti indicatori di una mancata depurazione, quali cotton fioc, assorbenti e preservativi: la presenza di questi oggetti in acqua o sulle spiagge è la testimonianza della scorretta abitudine di smaltimento di questi rifiuti, che vengono gettati impropriamente nel water, e anche il grave segnale dell’assenza o dell’inefficienza di sistemi depurativi, che non riescono a filtrare oggetti di una certa grandezza. Non è un caso infatti, che l’83% di questi rifiuti sono stati ritrovati nelle spiagge che distano meno di un km dalla foce di un corso d’acqua o si trovano nelle vicinanze di scarichi fognari.
Per le cicche di sigarette, il cui rilascio nell’ambiente è perseguito dalla legge n. 221 del 28 dicembre 2015, i tempi di smaltimento sono di oltre un anno: secondo una recente ricerca delle Nazioni Unite i mozziconi sono ai primi posti nella top-ten dei rifiuti che soffocano il Mediterraneo.
Molti di questi rifiuti che per trascuratezza o per mancanza di sistemi di raccolta vengono dispersi nell’ambiente, presto o tardi, raggiungono il mare, danneggiando non solo l’ambiente, l’economia e il turismo, ma anche la salute dell’essere umano: la plastica in particolare, agisce come una spugna attirando sostanze chimiche idrorepellenti e metalli pesanti come mercurio zinco e piombo, estremamente dannosi.
Con il tempo e la permanenza in mare questi rifiuti si frantumano in parti minuscole, fino a confondersi con lo zooplancton, ed ingeriti dai pesci entrano inevitabilmente a far parte della catena alimentare che arriva fino all’uomo.
Inoltre la massiccia presenza di tali rifiuti minaccia severamente la sopravvivenza di tartarughe marine, uccelli, pesci e mammiferi marini, che possono morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica), scambiati per cibo.