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Essere il figlio preferito non è sempre un vantaggio

Autore: Luca Ricciardi | Pubblicato Gennaio 2017 in Cultura

Le preferenze tra figli sono sempre esistite. Basti ricordare come in passato la legge prevedeva che alla morte del capofamiglia l’intero patrimonio era ereditato dal primogenito. Solo nel XX secolo le cose sono cambiate e sono stati riconosciuti uguali diritti nel patrimonio e nell’affetto per tutti i figli.

I genitori lo negano, anzi spesso non lo sanno neppure. Ma il figlio preferito esiste!
La conferma arriva da uno studio francese condotto da due docenti dell’Università di Nantes, le quali hanno chiesto a 55 genitori se avessero delle preferenze tra i figli. All’inizio del colloquio neanche uno ha ammesso di avere un figlio preferito, ma poi l’80 per cento lo ha riconosciuto.
Spesso il genitore si tradisce con il tono della voce e con l’uso delle parole attribuendo al figlio preferito un nomignolo speciale, oppure inavvertitamente lancia piccoli segnali di preferenza concedendo un’indulgenza in più al suo “cocco”, come una porzione migliore ai pasti.

Perché succede?
In alcuni casi si tende a dare più affetto al figlio svantaggiato, più debole o colpito da handicap, ma nella maggior parte delle situazione prese in esame il genitore aveva una preferenza verso il bambino che più gli somigliava, che aveva lo stesso carattere o che gli dava meno problemi.

Quali sono gli effetti?
Attenzione: preferire un figlio non equivale a fargli un favore. Secondo una ricerca recente dell’Università dell’Indiana che ha approfondito i livelli di vicinanza emotiva, conflitto, orgoglio e delusione di circa 800 cinquantenni, è emerso che chi da piccolo ha avvertito di essere il ‘cocco di mamma’, poi da adulto aveva maggiori possibilità di soffrire di depressione.