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Giuseppe Gambi il "divo" del bel canto in Costiera

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Febbraio 2017 in Cultura

Ho incontrato Giuseppe Gambi, astro nascente dell’olimpio della lirica mondiale, all’indomani del bellissi­mo Concerto di inizio anno organizzato il 4 gennaio dall’Associazione Gioia di Vivere a favore dei bambini onco-ematologici della Penisola Sorrentina alla Cattedrale di Sorrento, che, tra sold out, applausi a scena aperta e standing ovation, l’ha consacrato divo del bel canto in Costiera. Il noto tenore napoletano ha donato ai fans sorrentini un concerto dal titolo “Quando il canto tocca l’anima”, compiendo un viaggio musicale tra le melodie più belle di tutti i tempi. Già applaudito in più occasioni dal pubblico sorrentino, come nello spettacolo musicale dello scorso settembre a Villa Fiorentino in omaggio ad Enrico Caruso, e nel Gran Con­certo di Natale alla Chiesa dei Santi Prisco e Agnello il 17 dicembre a Sant’Agnello, Giuseppe Gambi, classe ’82, sta collezionando successi e soddisfazioni ovunque. Colpiscono di lui, oltre l’innato talento, la passione tenace e il caparbio impegno.

Giuseppe, quali sono le tue emozioni dopo il bellis­simo riscontro del Gran Concerto di Inizio d’Anno al Duomo di Sorrento, accanto al violinista Gianluca Russo, il coro dei Santi Prisco diretti dal maestro Annamaria D’Esposito e la pianista Lauren, al secolo Laura Migliaccio, che da alcuni anni ti accompagna in concerti e spettacoli?
Emozioni grandi! Ho fortemente voluto iniziare il 2017 da questa costa di incantevole bellezza e tra­dizione musicale. Quando ho intonato “Torna a Sur­rient” in quella Chiesa gremita ho avvertito un calore da parte del pubblico sorrentino che mi ha davvero travolto. Dietro ogni risultato c’è sempre un gran la­voro e quindi per me è doveroso ringraziare, oltre ai miei colleghi sul palco, la Onlus Gioia di Vivere diret­ta dall’infaticabile Professoressa Miccolupi che mi ha dato questa opportunità invitandomi nella splendi­da Sorrento, la Fondazione Sorrento per avermi dato fiducia, e il Comune per la prestigiosa location del Duomo.

Quando hai iniziato ad interessarti alla musica?
La musica mi ha appassionato sin da bambino, in particolare l’Opera. Ero piccolo e già intonavo le me­lodie… Un po’ per gioco, ad otto anni presi parte allo Zecchino d’oro con il brano “Vorrei Volare”. Dopo quell’esperienza, presi ad impegnarmi seriamente nello studio del canto. Dodicenne, entrai a far parte del coro polifonico di Villanova Pueri Cantores, esibendomi in concerto in tutta Italia, ma anche in Austria e Spagna. Mi sono diplomato in canto presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino con il maestro Pasquale Tizani, e da allora non mi sono fermato più.

Come sei arrivato così giovane a tanto successo, al punto di essere considerato, da alcuni critici, “il nuo­vo Pavarotti”?
Non esageriamo con i paragoni, forse è perché fac­cio parte, come giovane talento, della Fondazio­ne“Luciano Pavarotti” e nel 2014, in occasione del 7° anniversario della sua scomparsa, ho cantato a Modena al “Tributo a Pavarotti”, condotto da Milly Carlucci. Ma sicuramente sono uno che non smette mai di studiare, migliorarsi, impegnarsi al massimo. Ho fatto tanta gavetta sulle navi della MSC Crociere in giro per il mondo, ho partecipato, vincendo nume­rosi premi, ad eventi nazionali ed internazionali qua­li il “Premio Città di Partenope”, “Giornata Mondiale contro l’atassia”, “Premio Euro-Mediterraneo”, “Fe­stival Internazionale del Cinema”, e a programmi TV come“Domenica In”, “Mattino 5”, “I raccomandati”, “Italia’s Got Talent”, “Nostra Madre Terra”, “Stasera tutto è possibile”. Attualmente, affianco attività con­certistica, televisiva e teatrale, come il musical “Aria di Napoli” che ho messo in scena al Trianon Viviani di Napoli. Tutto serve e fa esperienza, nel percorso di un artista.

C’è un artista che ha ispirato in modo particolare il tuo percorso nel mondo della lirica?
Forse Andrea Bocelli, che ha saputo proporre magi­stralmente al grande pubblico il mix vincente di mu­sica classica e leggera.

Il tuo brano “L’ Italia Patria mia” è stato scelto come inno degli Italiani nel Mondo e presentato ufficial­mente il 28 maggio 2016 in anteprima assoluta mondiale al “Caffè” di Uno Mattina.
Una soddisfazione incredibile. Si tratta di un inno che celebra la storia di 27 milioni di italiani partiti oltreconfine tra Ottocento e Novecento, e va in de­dica ideale agli 80 milioni di oriundi italiani sparsi nel mondo. Un’altra Italia, che merita segnali di atten­zione da parte della madre-patria, a cui io e la coau­trice Tiziana Grassi, nota studiosa di Emigrazione ita­liana nel mondo, per 10 anni autrice di programmi di servizio per gli italiani all’estero a RAI International (oggi RAI Italia) e direttrice del “Dizionario Enciclo­pedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo” a cura della CEI, abbiamo voluto dedicare un testo di parti­colare pregnanza emozionale nel segno dell’identi­tà, dei legami tra le “due Italie” e dell’appartenenza. Una storia, quella degli Italiani all’estero, fatta di co­raggio, orgoglio, sogni e conquiste, ma anche biso­gni inespressi, rimpianti, nostalgie, mancanze.

Qual è stata la risposta all’Inno di nostri connazionali all’estero?
Meravigliosa. Gli Italiani che vivono all’estero sento­no in modo particolarmente intenso l’appartenen­za, le radici, i legami, l’orgoglio, il distacco, anche oggi che il fenomeno migratorio dall’Italia è ripreso a causa della mancanza di lavoro. Attraverso il lin­guaggio universale della musica abbiamo voluto render loro omaggio. Ringrazio Tiziana Grassi che mi ha coinvolto in questo appassionante progetto, assieme al compositore M° Luigi Polge, persona di straordinaria sensibilità ed umanità, e al maestro degli arrangiamenti Armando De Simone, autore di numerose colonne sonore.

Il tema dell’emigrazione ti tocca molto…
Anche la mia famiglia, come credo molte famiglie italiane, ha avuto una storia di emigrazione. Sin da piccolo ho visto le lacrime di mia nonna per la lon­tananza di un figlio emigrato da Napoli per gli Stati Uniti – il ‘sogno americano’ – dove faticosamente ha percorso tutte le tappe di una vita nuova. E quindi conosco da vicino la sofferenza vissuta sia da chi era (ed è) costretto a partire, sia da chi restava. La mia canzone parla dei nostri connazionali che si sono fat­ti strada nel mondo a costo di immensi sacrifici fino a diventare, talvolta, protagonisti all’estero. Una sto­ria incisa a sangue sulla loro pelle, rimasta nel DNA dei loro figli e nipoti. Ho interpretato l’inno coloran­dolo con le emozioni che mi hanno accompagnato sin da bambino, quando mia nonna e mia madre mi raccontavano della partenza di mio zio dal porto di Genova. Il potere della Musica può ricomporre i pez­zi, vivificare i legami e rendere il dovuto omaggio a chi, stando lontano solo geograficamente, non ha mai smesso di amare la propria terra di origine. Il mio sogno è di poterlo cantare in giro per il mondo, per rinnovare l’emozione che ho provato quando, dopo la trasmissione “Il Caffé” di Uno Mattina, ho ricevu­to centinaia di telefonate, mail, messaggi, dai nostri connazionali, lontani eppure così a noi vicini.

Hai recentemente ricevuto il premio Nazionale Ma­rio Fiore 2016, onorificenza attribuita a varie perso­nalità del territorio di Napoli che si sono particolar­mente distinte per l’attività svolta..
Sì, ne sono orgoglioso perché rappresenta per me un altro piccolo pezzo di un puzzle che si chiama percorso artistico. Ringrazio il presidente Adriano Esposito per avermelo consegnato. E’ stato bello rivedere tanti amici e noti personaggi della cultura della mia città. Io amo profondamente la mia città Napoli e sono fiero di portarne alto il nome nel mon­do.

Per concludere, qual è il segreto del tuo sorriso che conquista tutti?
Il sorriso è qualcosa che hai dentro di te...sempre! E la mia missione è donare sorrisi col mio canto!