Venerdì 10 Luglio 2020, 20:40

Coronavirus Come difendersi dal contagio

Autore: a cura della dott.ssa Tea Maione | Pubblicato Giugno 2020 in Salute

Cari lettori, ho pensato e ripensato all’argomento che avrei voluto trattare ma dopo aver vissuto gli ultimi mesi in un mondo di limitazioni causa pandemia per Covid 19, non riesco a non parlare ancora d’altro. La nostra attività in quanto sanitaria non ha subìto chiusura, e sin da subito all’incirca dal 24 febbraio ci siamo attrezzati per essere accoglienti nel modo più giusto per noi e per i nostri pazienti. Quindi sanificazioni settimanali ambientali, sanificazioni dopo ogni visita, le migliori protezioni per noi e per i pazienti. Ne è passata di acqua sotto i ponti, come si suoldire, da fine febbraio 2020, mi sembra trascorsa una eternità ed oggi affrontiamo la coda e tutto il disastro economico…
Voglio dare un mio piccolo apporto a questo momento di riapertura delle attività economiche e sociali, rifacendomi ad un articolo di metà maggio del Corriere della Sera, il noto quotidiano in questo articolo ci trasmette informazioni chiare e di notevole veridicità su come evitare il contagio oggi.
Sappiamo che la stragrande maggioranza delle persone si ammala in casa propria. Un componente della famiglia si infetta nella comunità e porta il virus tra le pareti domestiche, dove il contatto prolungato con i familiari favorisce la diffusione della malattia. Ma in quali luoghi della comunità ci si ammala? Si sente spesso parlare del timore di infettarsi quando si fa la spesa nei negozi, o quando si va in bicicletta, o si passa accanto a quei podisti incoscienti che non portano la mascherina… sono questi i luoghi che devono preoccuparci? In realtà, no. E vi spiego perché. Per contrarre la malattia, occorre esporsi a una carica virale tale da risultare infettiva. In base agli studi fatti su altri coronavirus, basta anche una carica virale piuttosto bassa. Alcuni esperti stimano che siano sufficienti appena 1000 particelle virali di Sars-CoV-2 per ammalarsi. Occorre tener presente, tuttavia, che questi dati devono ancora essere confermati dalla ricerca, ma possiamo utilizzare quel numero per dimostrare come avviene la trasmissione del virus. Questa può avvenire tramite 1000 particelle virali assorbite in un unico respiro, o strofinandosi gli occhi; tramite 100 particelle virali inalate con 10 respiri, o ancora tramite 10 particelle virali inalate con 100 respiri. Ognuna di queste situazioni può consentire il passaggio del virus. Pertanto in bagno si trovano molte superfici che vengono toccate di frequente, maniglie, rubinetti, porte. Perciò il rischio di trasferire il virus tramite superfici e oggetti contaminati, in un ambiente come il bagno, può essere elevato. Non sappiamo ancora se viene espulso materiale infettivo nelle feci, oppure semplicemente frammenti di virus, ma sappiamo che lo sciacquone è in grado di trasformare le goccioline d’acqua in aerosol. Esercitate la massima cautela nei bagni pubblici (sia per le superfici che per l’aria che respirate), finché non ci saranno nuove prove scientifiche.
Il colpo di tosse è pericolosissimo, un unico colpo di tosse rilascia circa 3.000 goccioline, espulse a 80 km orari. Queste goccioline sono per la maggior parte grosse e pesanti e ricadono quasi subito per effetto della gravità, ma molte restano sospese nell’aria e sono in grado di attraversare una stanza in pochi secondi.
Idem lo starnuto, un unico starnuto emette circa 30.000 goccioline, ma queste viaggiano fino a 300 km orari. La maggior parte di esse sono minuscole e si spostano su grandi distanze (facilmente da un capo all’altro di una stanza). Se una persona è contagiosa, le goccioline di un unico colpo di tosse o di un unico starnuto potrebbero veicolare fino a duecento milioni di particelle virali, che vanno a disperdersi nell’ambiente circostante.
Ma nel contagio un altro elemento anche se meno pericoloso è il respiro della persona colpita che in un unico respiro è in grado di rilasciare da 50 a 5000 goccioline. Molte di queste viaggiano a bassa velocità e precipitano quasi subito a terra. Con la respirazione nasale si emette un numero ancor più basso di goccioline. È importante notare che grazie alla scarsa potenza dell’espirazione, non vengono espulse le particelle virali provenienti dal tratto respiratorio profondo. A differenza dello starnuto e della tosse, che rilasciano quantitativi enormi di materiale infettivo, le goccioline emesse dalla respirazione contengono bassi livelli virali. Non abbiamo ancora le cifre esatte per Sars-CoV-2, ma possiamo far riferimento all’influenza. Le ricerche hanno dimostrato che una persona ammalata è in grado di emettere 33 particelle virali infettive al minuto. Diciamo 20, per semplificare.
Dunque se una persona tossisce o starnutisce, quelle duecento milioni di particelle virali si diffondono ovunque. Alcune restano sospese in aria, altre si depositano sulle superfici, per la maggior parte ricadono a terra. Perciò se vi trovate con qualcuno a scambiare due parole, e quella persona vi starnutisce o tossisce direttamente in faccia, potreste facilmente inalare fino a 1000 particelle virali e infettarvi.
Ma anche se quello starnuto o quel colpo di tosse non è stato diretto verso di voi, alcune goccioline infette – le più piccole in assoluto – resteranno sospese in aria per alcuni minuti, diffondendo le particelle virali in ogni angolo di una stanza di dimensioni medie. Basterà entrare in quella stanza pochi minuti dopo il colpo di tosse o lo starnuto e fare qualche respiro, ed ecco che potenzialmente potreste aver assorbito una carica virale sufficiente a farvi ammalare.
Nella normale respirazione, con 20 particelle virali al minuto diffuse nell’ambiente, anche qualora ogni virus finisse nei vostri polmoni (cosa assai improbabile), vi occorrerebbero 1000 particelle virali diviso 20 al minuto = 50 minuti. L’atto del parlare aumenta di dieci volte l’emissione delle goccioline provenienti dalla respirazione, all’incirca 200 particelle virali al minuto. Di nuovo, ammettendo di aver inalato ogni singolo virus, ci vorrebbero quasi 5 minuti di conversazione faccia a faccia per ricevere la dose infettiva. L’esposizione al virus, moltiplicata per il tempo, rappresenta la formula basilare che consente di rintracciare i contatti. Chiunque si intrattenga a parlare con voi per oltre 10 minuti, faccia a faccia, rischia il contagio. Chiunque condivida con voi un ambiente chiuso (l’ufficio, per esempio) per un periodo prolungato, rischia il contagio. Per questo è essenziale che i malati sintomatici restino confinati in casa. I vostri starnuti e i vostri colpi di tosse emettono una carica virale così elevata che potreste infettare tutte le persone presenti in un’intera stanza.
I sintomatici danno segnali chiari, ma non sono l’unica via per la diffusione del virus. Sappiamo che almeno il 44 percento di tutte le infezioni – e la maggior parte dei contagi da comunità – avvengono attraverso persone che non manifestano sintomi (malati asintomatici o pre-sintomatici). Potreste diffondere il virus attorno a voi fino a cinque giorni prima della comparsa dei sintomi. Le persone infette possono essere di ogni età, e diffondono cariche virali diverse.
La quantità di virus emessa da una persona malata varia nel corso dell’infezione, e anche da individuo a individuo. La carica virale di solito aumenta al punto tale che il malato diventa sintomatico. Pertanto, fino a poco tempo prima della comparsa dei sintomi, il malato diffonde il maggior numero di virus nell’ambiente circostante. Particolare interessante, i dati dimostrano che il 20 percento dei malati emette il 99 percento della carica virale dispersa nell’ambiente.
Quindi i luoghi chiusi, con scarso ricambio d’aria, o con aria riciclata, e densamente affollati sono i più rischiosi dal punto di vista del contagio. Stessa cosa per il ristorante e il call center. Le misure di distanziamento sociale non vengono rispettate al chiuso, nei locali dove si trascorre molto tempo, e di conseguenza persino le persone dall’altro lato della stanza possono essere contagiate.
Il principio del contagio si basa sull’esposizione al virus per un lungo arco temporale. Le norme di distanziamento sociale sono state introdotte per proteggerci dalle brevi esposizioni al virus, o dalle esposizioni all’aperto. In queste situazioni, non c’è abbastanza tempo per raggiungere la carica virale contagiosa, quando si mantiene una distanza di due metri gli uni dagli altri o dove il vento e gli elementi esterni assicurano la diluizione del virus, riducendone la carica virale. La luce solare, il calore e l’umidità concorrono a ridurre la sopravvivenza del virus e minimizzano il rischio di ammalarsi all’aperto.
Con la riapertura delle attività economiche, e con le occasioni di uscire, riprendendo in molti casi anche il lavoro d’ufficio, occorre studiare bene il proprio ambiente e adottare le dovute cautele. Verificate quante sono le persone che vi lavorano, se esiste una buona circolazione d’aria, e quanto tempo passerete in quel luogo. Se siete in un ufficio open space, fate molta attenzione nel valutare i rischi (volumi, persone e flusso d’aria). Stessa cosa se il vostro lavoro vi obbliga a parlare con gli altri faccia a faccia, o peggio ancora, a gridare per farvi sentire. Se siete seduti in un luogo ben ventilato, con poche persone, il rischio è basso. Se siete all’aperto, e passate accanto a qualcuno, tenete a mente i due principali fattori del contagio, «carica virale» e «tempo». Dovreste restare nel flusso d’aria di quella persona per oltre 5 minuti per contagiarvi. Anche se i podisti emettono più virus a causa della respirazione sotto sforzo, ricordate che il tempo di esposizione è più breve, grazie alla velocità della corsa. Vi raccomando di mantenere comunque le distanze di sicurezza, ma il rischio di infezione in questi casi è basso.
In questo articolo ho evidenziato soprattutto il rischio di esposizione respiratoria, ma non bisogna sottovalutare le superfici contaminate. Quelle goccioline infette si posano sempre da qualche parte. Lavatevi spesso le mani ed evitate di toccarvi la faccia!
Adesso che ricominceremo a uscire e a muoverci liberamente nelle nostre comunità, entrando in contatto con più persone in più luoghi, il rischio di contagio per noi e i nostri familiari resta elevato. Se l’idea di tornare al lavoro e di riprendere la vostra attività economica vi entusiasma, non dimenticate tuttavia di fare sempre la vostra parte e indossate la mascherina per abbattere l’eventuale carica virale che potreste diffondere nell’ambiente. Sarà utile a tutti, inclusa la vostra attività.

Dott.ssa Tea Maione
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