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Lo Screening neonatale esteso: salvare i neonati attraverso una goccia di sangue

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Dicembre 2020 in Salute

Lo “Screening neonatale esteso” è un importante programma di medicina preventiva pubblica che, attraverso un semplice prelievo di sangue dal tallone di un neonato, effettuato nelle prime ore di vita (massimo entro 72 ore), è in grado di identificare precocemente, attraverso la “spettrometria di massa tandem”, oltre 40 malattie endocrine e metaboliche ereditarie rare. Tali malattie sono causate da mutazioni geniche comportanti assenza o carenza di proteine necessarie al corretto funzionamento del corpo e, se diagnosticate precocemente, prima che danneggino irreversibilmente gli organi, possono essere trattate con un intervento terapeutico farmacologico e/o dietetico finalizzato a limitarne gli effetti negativi, riducendo patologie e disabilità e migliorando qualità e aspettativa di vita.
Fino al 2016 lo screening neonatale era limitato solo a tre patologie: la fenilchetonuria, l’ipotiroidismo congenito e la fibrosi cistica, mentre con l’entrata in vigore della Legge 167/2016 - “Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie” - ogni nuovo nato in Italia è sottoposto gratuitamente allo screening allargato alle 40 malattie metaboliche congenite.
In Italia esistono attualmente 15 Laboratori attivi per il Sistema Screening (verificabili sul sito www.simmesn.it), ma si punta ad ampliarne il numero per rendere l’indagine sempre più estesa e capillare. Le malattie oggetto di screening neonatale, sebbene singolarmente rare, nel loro complesso raggiungono un’incidenza di circa 1: 2.000 nati. L’alterazione dei processi metabolici coinvolti nella funzione della proteina deficitaria, come la produzione di energia, l’eliminazione di composti tossici, la biosintesi di composti indispensabili per il funzionamento cellulare, provoca la riduzione di alcune sostanze essenziali e l’accumulo di altre potenzialmente tossiche con conseguenze cliniche gravi che, in relazione alla funzione della via metabolica coinvolta, possono coinvolgere diversi organi (fegato, cuore, cervello, ossa, ecc). L’esordio, la gravità e la tipologia di sintomi sono variabili e la diagnosi non è facile. Lo screening neonatale esteso si basa sull’analisi in spettrometria di massa tandem di alcuni aminoacidi e acilcarnitine e permette di identificare malattie appartenenti a 4 gruppi: “aminoacidopatie”, “acidurie organiche”, “disturbi del ciclo dell’urea”, “difetti della β-ossidazione degli acidi grassi”. Tra le aminoacidopatie, lo screening identifica: Fenilchetonuria, Iperfenilalaninemia benigna, Deficit della biosintesi del cofattore biopterina, Deficit della rigenerazione del cofattore biopterina, Tirosinemia tipo I, Tirosinemia tipo II, Malattia delle urine a sciroppo d’acero, Omocistinuria (difetto di CBS), Omocistinuria (difetto severo di MTHFR). Nelle acidurie organiche sono inclusi: Acidemia glutarica tipo I, Acidemia isovalerica, Deficit di beta-chetotiolasi, Acidemia 3-idrossi 3-metilglutarica, Acidemia propionica, Acidemia metilmalonica (Mut), Acidemia metilmalonica (Cbl-A), Acidemia metilmalonica (Cbl-B), Acidemia metilmalonica con omocistinuria (deficit Cbl C), Acidemia metilmalonica con omocistinuria (deficit Cbl D), Deficit di 2-metilbutirril-CoA deidrogenasi, Aciduria malonica, Deficit multiplo di carbossilasi. I disturbi del ciclo dell’urea identificabili sono: Citrullinemia tipo I, Citrullinemia tipo II (deficit di citrina), Acidemia argininosuccinica, Argininemia. Infine i difetti della β-ossidazione degli acidi grassi comprendono: Deficit del trasporto della carnitina, Deficit di carnitina palmitoil-transferasi I, Deficit di carnitina-acilcarnitina traslocasi, Deficit di carnitina palmitoil-transferasi II, Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena molto lunga, Deficit della proteina trifunzionale mitocondriale, Deficit di 3-idrossi-acil-CoA deidrogenasi a catena lunga, Deficit di acil-CoA deidrogenasi a catena media, Deficit di 3-idrossi-acil-CoA deidrogenasi a catena media/corta, Acidemia glutarica tipo II. Oltre alle patologie sopra descritte è possibile effettuare screening neonatale per molte altre patologie, come Deficit di Biotinidasi, Galattosemia, Iperplasia adrenale congenita, Malattie da accumulo lisosomiali, Immunodeficienza combinata grave (SCID), Deficit di GAMT, alcune emoglobinopatie. Alcune di queste patologie sono state già inserite in molti programmi di screening a livello regionale e si sono dimostrate efficaci nella prevenzione (es: Galattosemia, Deficit di Biotinidasi, Iperplasia adrenale congenita). Per altre, pur esistendo interventi di cura, i benefici potenziali derivanti da una diagnosi precoce in fase pre-sintomatica sono in via di valutazione. La scelta delle malattie da includere nello screening è sottoposta a revisione periodica sulla base dei dati epidemiologici e sull’analisi delle evidenze scientifiche raccolte.
Per quanto concerne l’esecuzione pratica, prima della dimissione dal Centro Nascita, un operatore sanitario preleva una goccia di sangue pungendo il tallone del neonato, tra le 48 e 72 ore dalla nascita. Il campione di sangue viene fatto assorbire su una speciale carta per ottenere lo “spot di sangue essiccato su carta”, che viene spedito al Centro di Screening Neonatale di riferimento, assieme a tutte le notizie utili ad identificare il neonato e le sue notizie anamnestiche.
Nel caso in cui i test risultino positivi e quindi si sospetti la presenza di una delle malattie oggetto di screening, il neonato verrà ritestato. Si configurano a questo punto due possibilità: se sono state riscontrate lievi alterazioni, che indicano che il rischio di malattia è basso, si richiede un secondo campione (spot di sangue) di controllo, mentre se i valori ottenuti nel primo test suggeriscono un rischio più elevato di malattia, la famiglia con il neonato saranno convocati al Centro clinico di riferimento per accertamenti successivi nel sangue e nelle urine e per una valutazione da parte dello specialista clinico. In ogni caso, lo screening non è un test “diagnostico”, ma indica solo un aumento del rischio che il bambino sia affetto da una delle malattie indagate, che andrà confermato con esami specifici. False positività dei test di screening sono frequenti e possono dipendere da svariati fattori, per cui la richiesta di un “richiamo” non deve creare allarme nelle famiglie. Di regola il Centro di Screening non comunica ai genitori gli esiti dello screening, se negativo, quindi in mancanza di comunicazione nel primo mese di vita, si può presumere l’assenza della malattia oggetto di screening. Più rara la possibilità di falsi negativi, cioè che i test utilizzati non evidenzino la patologia. Anche se per molte famiglie è stressante, per l’ansia che crea, essere chiamati a ripetere i test in caso di richiamo, per fortuna alla fine nella maggior parte dei casi il risultato è negativo. Bisogna pensare che lo screening è un intervento mirato al bene della collettività, per modificare, in quella rarissima percentuale di reali affetti, la storia naturale di una malattia che, se diagnosticata prima dell’insorgenza dei sintomi, potrà essere trattata. Pensiamo che dietro quell’elenco di nomi di malattie “stranissimi” per i non addetti ai lavori, ci sono persone, vite, sofferenze e aspettative. Anche il ridurre la sofferenza e il destino di uno solo di quei bambini e di quelle famiglie, significa che i nostri sforzi sono andati a buon fine.