Sabato 12 Giugno 2021, 16:05

Settimana mondiale della tiroide: l’occasione per fare il punto sulla piccola ghiandola preziosa

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Giugno 2021 in Salute

Dal 24 al 30 maggio si è svolta la Settimana mondiale 2021 della tiroide, occasione per puntualizzare l’importanza di avere cura di questa preziosa ghiandola a forma di farfalla posta alla base del collo.
La tiroide è implicata in molte funzioni vitali per l’organismo, come la regolazione del metabolismo, il mantenimento della temperatura basale, la funzionalità di tutti gli apparati del corpo, l’attività cardiovascolare, il ritmo del sonno, il metabolismo delle ossa, la forza muscolare, i processi di accrescimento e sviluppo, il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico.
Per svolgere tutte queste attività regolatrici, la tiroide si avvale di due ormoni che produce e immette nel sangue: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). La loro produzione è controllata dall’ormone tireostimolante (TSH) secreto dall’ipofisi, sotto l’azione, a sua volta, del TRH ipotalamico. Oltre a T3 e T4, la tiroide produce anche un altro ormone, la calcitonina, che abbassa i livelli ematici di calcio tramite inibizione del riassorbimento osseo e dell’assorbimento renale del minerale.
Si stima che oltre 6 milioni di Italiani soffrano di disturbi tiroidei. Nel mondo sarebbero circa un miliardo. Sono interessati entrambi i sessi ma maggiormente le donne. Si ritiene che il 10% delle donne di età compresa fra 20 e 45 anni abbia una tireopatia.
Fattori di rischio per lo sviluppo di malattie della tiroide, oltre al sesso femminile, sono l’età, la familiarità, il fumo, l’insufficiente assunzione di iodio con la dieta.
Lo iodio è un micronutriente che rappresenta il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei. La biosintesi degli ormoni tiroidei richiede una quantità adeguata di iodio assunto dall’alimentazione. Il fabbisogno quotidiano stimato di iodio è di 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino a 6 anni, 120 per i ragazzi in età scolare e 250 per le donne in gravidanza o allattamento. Una carenza iodica può inficiare lo sviluppo fisico e il potenziale intellettivo del bambino e causare disfunzione della tiroide a tutte le età. Per garantire apporti adeguati di iodio è consigliabile usare sale iodato (il sale marino senza supplementazione non contiene iodio).
Proprio nel mese di maggio l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato un’ottima notizia: la determinazione della concentrazione urinaria di iodio effettuata su un campione di circa 4mila bambini di età compresa tra gli 11 e i 13 anni ha evidenziato che la iodo-sufficienza è stata raggiunta in tutte e 9 le Regioni esaminate, rappresentative del Nord, Centro e Sud del Paese: Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Calabria, Sicilia (nel 2019 erano 6 su 9). Inoltre, la valutazione ecografica del volume tiroideo ha mostrato la scomparsa del gozzo in età scolare.
Anche analizzando la frequenza di valori elevati di TSH neonatale, marcatore utilizzato per lo screening dell’ipotiroidismo congenito in tutti i neonati, si è registrato che le riserve di iodio delle mamme in gravidanza sono buone nella maggior parte dei casi.
Altro dato importante è l’utilizzo del sale iodato in circa il 70% delle famiglie dei bambini reclutati.
Questi risultati sono merito della legge 55/2005, che ha istituito l’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI) e introdotto il programma nazionale di iodoprofilassi col quale si è resa obbligatoria la vendita del sale iodato e se ne è consentito l’utilizzo nella ristorazione collettiva, nelle mense scolastiche e nell’industria alimentare. Anche l’assunzione però di una quantità eccessiva di iodio può essere dannosa per la tiroide, per cui non bisogna eccedere con gli integratori di iodio.
Oltre allo iodio, sono importanti per un corretto funzionamento della tiroide altri micronutrienti: il selenio, lo zinco, il rame, il magnesio, di cui la dieta deve garantire dunque adeguati apporti.
Anche la malattia celiaca è un fattore di rischio per tireopatie: una meta-analisi che ha incluso in totale quasi 95mila pazienti ha mostrato una prevalenza 3 volte maggiore di malattie della tiroide (in particolare, tiroidite di Hashimoto) tra i soggetti celiaci. Di qui la necessità di sottoporre a screening per la celiachia i pazienti con malattia tiroidea e viceversa.
Le patologie della tiroide possono riguardare la sua forma e struttura (volume, presenza di noduli), la funzione (ipo- e iper-tiroidismo), la presenza di stati infiammatori (tiroiditi) o neoplastici (tumori). Si stima, in base a casistiche derivate da screening ecografici sulla popolazione, che ingrandimento della tiroide e/o noduli siano presenti nel 30-50% della popolazione adulta. L’ipotiroidismo colpisce circa il 5% della popolazione, l’ipertiroidismo l’1-2%.
I noduli sono formazioni che si formano all’interno della ghiandola e possono essere solidi o cistici cioè pieni di liquido, inoltre possono essere attivi nel secernere ormoni (“caldi”) o meno (“freddi”). I noduli sono nella stragrande maggioranza dei casi benigni.
L’aumento del volume della tiroide è chiamato “gozzo”. Può essere diffuso, se tutta la ghiandola è ingrandita, o nodulare, se è costituito da noduli all’interno della tiroide. Se il volume del gozzo o dei noduli è notevole si possono avere, per compressione delle strutture sottostanti, disturbi nella respirazione (dispnea), nella deglutizione (disfagia), nella voce (disfonia).
L’ipotiroidismo è la ridotta secrezione di ormoni tiroidei. Può dipendere da ipofunzione della tiroide o più raramente da alterazioni dell’ipofisi o dell’ipotalamo che ne controllano l’attività. Può essere congenito o acquisito successivamente. L’ipotiroidismo congenito colpisce 1 su 2.000-4.000 neonati e riconosce quali cause disgenesia tiroidea (85% dei casi) o difetti congeniti della biosintesi dell’ormone tiroideo (disormonogenesi, 10-15% dei casi). Viene diagnosticato attualmente alla nascita attraverso screening neonatale di massa, in modo da poter iniziare immediatamente il trattamento sostitutivo. Se non trattato, compromette crescita fisica (nanismo) e sviluppo intellettivo (cretinismo). Le principali cause invece di ipotiroidismo acquisito sono: le malattie infiammatorie della tiroide, soprattutto la tiroidite autoimmunitaria (di Hashimoto) e la carenza di iodio. L’ipotiroidismo è più frequente nelle donne, in età avanzata, in alcune malattie cromosomiche (sindrome di Down, sindrome di Turner). La carenza di ormoni tiroidei comporta rallentamento generale del metabolismo, con i sintomi e segni del “mixedema”: accumulo di liquidi nei tessuti con aumento di peso, pallore, viso gonfio, lingua ingrossata, voce roca, cute fredda, edematosa e arida, capelli radi e sopracciglia scarse, sonnolenza, stanchezza, costipazione, intolleranza al freddo, dolori e rigidità articolare, bradicardia, riduzione della memoria e dell’udito, menorragia, aumento di colesterolo e trigliceridi, rischio cardio-vascolare, infertilità. In conseguenza della carenza di ormoni tiroidei, l’ipofisi (a meno che il difetto non sia proprio ipofisario, ma è raro) reagisce aumentando la secrezione di TSH che produce aumento del volume della tiroide (gozzo): se tale compenso è sufficiente, si mantiene la normale funzionalità tiroidea (gozzo semplice). La terapia dell’ipotiroidismo è ormonale sostitutiva.
L’ipertiroidismo è caratterizzato da eccesso di produzione di ormoni tiroidei. Può essere dovuto a disfunzione della tiroide o dell’ipofisi (aumento di secrezione di TSH) o dell’ipotalamo (aumento di TRH). La condizione comporta un’accelerazione del metabolismo con sintomi quali: produzione di calore, sudorazione eccessiva, cute calda e umida, tremori, perdita di peso, astenia, nervosismo, ansia, eccitabilità, iperattività, cambi di umore, agitazione, insonnia, tachicardia e aritmia, ipertensione, irregolarità mestruali, infertilità. Recenti ricerche dimostrano che i giovanissimi con ipertiroidismo risultano presentare una maggiore prevalenza di deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbo dell’adattamento, ansia, disturbo bipolare, depressione e ideazione suicidaria, per cui si suggerisce sempre, in minori con problemi di salute mentale, il controllo dei valori degli ormoni tiroidei. La causa più frequente di ipertiroidismo è l’iperplasia primitiva diffusa della tiroide o morbo di Graves-Basedow, in cui l’organismo produce anticorpi stimolanti la tiroide che, interferendo con i recettori specifici del TSH, ne mimano l’azione, stimolando la produzione ormonale e l’aumento del volume (gozzo). Colpisce prevalentemente le donne fra i 20 ed i 40 anni, anche se può insorgere a qualunque età. Un’altra causa è il gozzo multinodulare tossico, meno frequente del morbo di Graves-Basedow, che insorge generalmente dopo i 50-60 anni, è diffuso nelle aree a ridotto apporto iodico e ha esordio subdolo. Anche il gozzo nodulare tossico e l’adenoma tossico causano ipertiroidismo: in tal caso, la condizione è scatenata da un solo nodulo iperfunzionante. Pure il cancro follicolare della tiroide può associarsi ad ipertiroidismo. L’ipertiroidismo può essere anche iatrogeno da assunzione incongrua di integratori di iodio o farmaci come l’anti-aritmico amiodarone. La terapia dell’ipertiroidismo può prevedere l’uso di inibitori tiroidei (tapazole) o di iodio radioattivo, raramente la tiroidectomia. Possono essere necessari beta-bloccanti per controllare gli effetti cardio-vascolari dell’ipertiroidismo.
La tiroidite è un’infiammazione della ghiandola: può essere di origine autoimmune (Hashimoto), virale (tiroidite di De Quervain), batterica. La tiroidite infettiva può avere decorso acuto o sub-acuto; spesso occorre in concomitanza di un’infezione virale delle prime vie respiratorie e può manifestarsi con malessere, febbre, dolore nella parte anteriore del collo che aumenta ingoiando e masticando o palpando la ghiandola e può irradiarsi verso la mandibola o l’orecchio. Le tiroiditi causano generalmente ipertiroidismo in fase iniziale e successivamente esitano in ipotiroidismo nell’arco di mesi o anni. Una forma particolare è la tiroidite post-partum, che insorge entro un anno dal parto e sembra legata a fenomeni di autoimmunità verso la tiroide.
I tumori della tiroide possono essere benigni o maligni. Asintomatici per lungo tempo, possono quando aumentano di volume dare sintomi da compressione. Il cancro della tiroide di solito è a lenta crescita e poco aggressivo.
La diagnostica delle tireopatie si avvale dei dosaggi di T3 e T4 in forma libera, da preferire al dosaggio delle concentrazioni totali perché i valori non sono influenzati dalla quantità di proteine plasmatiche leganti gli ormoni tiroidei, e dalla valutazione dei livelli di TSH. Per la diagnosi di tiroidite di Hashimoto si dosano i livelli nel sangue di anticorpi anti-perossidasi tiroidea (TPO) e anti-tireoglobulina. Come esami strumentali: l’ecografia esamina la struttura e le dimensioni della tiroide, la scintigrafia con iodio radioattivo ne esplora la funzione permettendo, in caso di noduli, di discriminare se sono caldi o freddi, l’agoaspirato e la biopsia (sotto la guida ecografica) consentono di determinare la natura benigna o maligna dei noduli.