Giovedì 13 Dicembre 2018, 02:22

Cosa fare in caso d’influenza intestinale?

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Luglio 2016 in Salute

Vomito, crampi addominali, diarrea, con o senza febbre: i sintomi della gastroenterite acuta, una delle malattie più comuni nei bambini, che spesso contagiano anche gli adulti, e che, oltre ad essere noiosa, dolorosa e invalidante, può complicarsi con la disidratazione, col rischio di ospedalizzazione. La durata va da pochi giorni a una-due settimane. Al Medico, affinché possa inquadrare al meglio il caso, va raccontato esattamente da quanto tempo è comparsa la malattia, frequenza ed entità della diarrea e del vomito, urine emesse (quantità, colore), eventuale presenza di muco e/o sangue nelle feci, febbre ed altri sintomi concomitanti, alimenti e bevande assunte, eventuale presenza di casi analoghi in famiglia o a scuola, eventuale grado di perdita di peso, eventuali intolleranze alimentari, recenti viaggi all’estero (la cosiddetta “maledizione di Montezuma”, o diarrea del viaggiatore, in vacanza in un Paese in via di sviluppo). La cosa più importante per il trattamento della gastroenterite è la reidratazione. L’entità della disidratazione viene misurata in base al calo ponderale, o, in mancanza di riferimenti certi, su indici indiretti (stato di coscienza, sete, frequenza cardiaca e respiratoria, infossamento dei globi oculari, lacrimazione, secchezza mucose e lingua, elasticità delle pliche cutanee, riempimento capillare, calore estremità, volume urinario). Inoltre il Medico valuterà i sintomi che possono orientare verso diagnosi diverse dalla gastroenterite acuta: dolore addominale con tensione o resistenza delle pareti alla palpazione (possibile patologia chirurgica); pallore, ittero, oligoanuria, sangue nelle feci (possibile sindrome uremico-emolitica); compromissione dello stato generale, non correlata all’entità della disidratazione (possibili altre infezioni, patologia metabolica).

La gastroenterite è il più delle volte virale (più frequentemente da rotavirus). Nella maggior parte dei casi non sono necessarie indagini di laboratorio, solo se c’è una grave disidratazione da correggere per via endovenosa si controllano elettroliti ed equilibrio acido-base sul sangue. La coprocoltura è indicata solo in caso di sospetto di infezione batterica (diarrea mucoematica; diarrea prolungata; ingestione di alimenti sospetti; storia recente di viaggi in paesi a rischio; febbre alta e/o condizioni generali compromesse; epidemie). La terapia reidratante per via orale, mediante somministrazione di soluzioni glucosaline, assunte in piccole dosi e con elevata frequenza, è il rimedio più efficace contro la gastroenterite. Solo nei casi più ostinati è necessaria la reidratazione endovena. Benché tradizionalmente di fronte a vomito e diarrea si propongano digiuno e dieta rigorosamente “in bianco”, oggi è noto bisogna continuare la normale alimentazione. Nella maggior parte dei casi non è giustificato l’impiego di latti privi di lattosio. I virus sono la causa predominante di diarrea acuta, per cui non è utile l’uso degli antibiotici. Gli antiemetici non sono utili alla guarigione e possono causare pericolosi effetti collaterali (in Italia l’uso della metoclopramide – Plasil - non più consentito in età pediatrica). I farmaci antidiarroici non danno benefici apprezzabili, invece sono documentati gli effetti benefici dei probiotici negli episodi di diarrea infantile.

Per la prevenzione, a parte le norme igieniche (lavaggio delle mani!), contro la gastroenterite da rotavirus (la forma più frequnte) l’unica forma di prevenzione possibile e consigliata è la vaccinazione, che è facoltativa (a pagamento) e prevede due dosi, per via orale, a partire dai 2 ed entro i 5 mesi di vita.