Domenica 16 Dicembre 2018, 16:51

Lo sbiancamento dentale è dannoso?

Autore: dott. Danilo Trapani | Pubblicato Novembre 2016 in Salute

Un bel sorriso dà un’idea di igiene, ordine e contribuisce a valorizzare l’intero individuo. Al contrario la visione di denti gialli, sporchi danno l’idea di una persona che non si cura.
Il colore dei denti è un fattore individuale, come il colore della pelle. Esso non è mai un bianco deciso.
Il “bianco naturale” dei denti presenta varie sfumature che vanno dal giallo al grigio che aumentano d’intensità dal margine incisale al colletto gengivale di ogni singolo dente, i canini per esempio hanno un colore più carico rispetto agli altri mentre il margine incisale del gruppo anteriore possiede un certo grado di traslucenza.
Lo sbiancamento dentale è quella procedura clinica in grado di riportare il colore dei propri denti a quello originale ed in alcuni casi di migliorarlo fino ad ottenere un bianco talvolta innaturale simile alla porcellana.
Esistono due metodiche di sbiancamento dentale:
• Professionale alla poltrona
• Domiciliare
Entrambi sono a base di perossido d’idrogeno o di carbamide in concentrazioni variabili.
Lo sbiancamento professionale eseguito alla poltrona può essere effettuato in concentrazioni maggiori di principio attivo (perossido d’idrogeno tra il 37% e il 45%) in quanto viene supervisionato dal dentista che isola preventivamente i denti dai tessuti orali circostanti in modo da evitare fastidiose irritazioni a gengive e mucose.
Perché i denti si decolorano?
Esistono numerosi fattori che influenzano il colore dei denti:
• Fattori intrinseci ossia discromie di tipo irreversibile legate a danni pulpari
(emorragie, necrosi da trauma, calcificazioni), devitalizzazioni improprie, difetti congeniti e assunzioni di farmaci (Tetracicline, fuoro).
• Fattori estrinseci che interessano prevalentemente lo smalto del dente legati al consumo di cibi e bevande pigmentanti (caffè, vino rosso, tè, bevande acide, cacao, curry), fumo di tabacco, scarsa igiene orale e all’invecchiamento.
Quando lo sbiancamento è sconsigliato?
• In pazienti con infiammazione gengivale o problemi parodontali.
• In presenza di carie o ricostruzioni incongrue (in tal caso il materiale da otturazione diventa troppo bianco dando uno sgradevole “effetto puzzle”).
• Gravidanza.
• In concomitanza di particolari terapie farmacologiche.
• Nei bambini.
Metodi di sbiancamento professionale
In genere nello sbiancamento professionale alla poltrona si utilizzano prodotti sotto forma di gel a base di perossido d’idrogeno ad elevate concentrazioni per cui è sufficiente 1 o 2 sedute di qualche decina di minuti per ottenere un risultato soddisfacente.
Inoltre l’odontoiatra si avvale dell’utilizzo di Laser o di speciali lampade Led in grado di accelerare il processo di sbiancamento favorendone l’assorbimento a livello dello smalto dentale. Questi ausili permettono di ottenere ottimi risultati in tempi minori.
Un altro tipo di sbiancamento professionale è quello eseguito con mascherine personalizzate per ogni singolo paziente che vengono riempite con un gel a base di carbamide ed indossate in studio o anche a casa per alcune ore per circa 2/3 settimane. Questo metodo sembra ridurre la sensibilità post trattamento grazie al rilascio di nitrato di potassio ed è consigliabile in alcuni pazienti che manifestano una maggiore sensibilità dentinale.