Mercoledì 19 Dicembre 2018, 10:28

I falsi miti da sfatare sugli apparecchi acustici

Autore: dott.ssa Marianna Grazioso De Pascale | Pubblicato Luglio 2018 in Salute

Nell’articolo precedente abbiamo trattato una parte dei pregiudizi che, purtroppo, ancora oggi esistono sugli apparecchi acustici. Ma andiamo a vederne altri.
Gli apparecchi acustici emettono fischi continuamente.
Negli apparecchi acustici di vecchia generazione si verificavano spesso problemi tecnici come la presenza di un fastidioso fischio. La causa va ricercata nel tratta­mento del segnale in uscita dal condotto uditivo che, per errore, viene nuovamente amplificato dall’appa­recchio. Il risultato è definito feedback che provoca il fischio molesto. Il livello tecnico raggiunto dai moderni apparecchi acustici è di gran lunga superiore: essi di­spongono infatti di un “dispositivo di controllo del fee­dback” che sopprime questo disturbo.
Gli apparecchi acustici alterano pesantemente i rumori ambientali.
Sono ormai lontani i tempi in cui un apparecchio acustico poteva essere soltanto “acceso” o “spento” e il suo volume regolato su “alto” o “basso”. Oggi giorno si parla di “mini computer” adattati per ogni deficit udi­tivo ed in base ad ogni esigenza individuale. Si tratta di PRESIDI MEDICI che l’audioprotesista laureato utilizza come mezzo per recuperare un danno non solo perife­rico (a livello dell’orecchio), ma anche centrale poiché deve far riabituare il cervello a percepire e, soprattutto, riconoscere suoni oramai dimenticati da molti anni. Tut­to ciò lo effettua attraverso quattro step:
1) Utilizzo di esami diagnostici per identificare i deficit di udito e valutare le difficoltà che comportano nella vita di tutti i giorni del paziente.
2) Scelta dell’apparecchio con il circuito e le modifi­che adatte in base ai dati raccolti.
3) Fitting/adattamento della regolazione alla per­dita del paziente per poterlo riabilitare all’ascolto dei suoni senza creare danno. Gli apparecchi oggi giorno permettono moltissime funzioni regolabili dall’audio­protesista sul piano del recupero del guadagno, ridu­zione dei rumori ambientali, programmi differenti che si adattano ai diversi ambienti in cui si trova il paziente (casa, televisione, teatro, chiesa…) e selezionare tante altre funzioni gestite differentemente per ogni singola esigenza.
4) Controlli periodici per mantenere sempre il tar­get della regolazione in base alle esigenze sempre di­verse della vita. L’acufene non si può “eliminare” con un apparec­chio acustico
Eliminare forse no, ma di certo lo si può ridurre no­tevolmente! La maggior parte degli acufeni è associato ad una riduzione di udito. Gli spazi “vuoti” lasciati dalla perdita possono generare dei segnali percepiti come dei suoni quando questi in realtà non ci sono, gli acu­feni. Attraverso il recupero della perdita uditiva con gli apparecchi acustici gli acufeni possono ridursi oppure annullarsi del tutto. Inoltre esistono dei programmi attivabili sugli apparecchi i quali vanno specificamen­te regolati per gli acufeni ed hanno lo scopo di inviare segnali uniformi mascheranti che coprono l’acufene. Avendo effetto su tutte le frequenze udibili, questo suono consente una notevole attenuazione soprattut­to dei picchi particolarmente disturbanti dell’acufene.
Basta regolare l’apparecchio acustico una volta soltan­to.
Purtroppo quest’affermazione non è corretta. Poi­ché si tratta di una riabilitazione, l’audioprotesista deve seguire il paziente nel tempo. Un apparecchio acusti­co funziona perfettamente solo se viene adattato alla singola persona. Nelle prime fasi della protesizzazione il paziente dovrà effettuare diversi controlli ravvicinati dall’audioprotesista per il raggiungimento della soglia ottimale. Il recupero ottimale ha un tempo variabile da paziente a paziente che può andare da un mese ad anche un anno. Dopo aver raggiunto il target ottimale di recupero per quel paziente questo andrà a controllo dall’audioprotesista con tempi più distanti per adattare ancor meglio la regolazione in base alle modificazioni fisiologiche che si hanno in ogni individuo nel corso della vita. Solo in questo modo è garantito il pieno re­cupero acustico del soggetto.
Non posso telefonare con un apparecchio acustico.
Oggi giorno esistono dei sistemi negli apparecchi acustici i quali appena si avvicina un cordless o un cel­lulare all’orecchio, in modo automatico, si modificano per poter parlare al cellulare in maniera più ottimale con una regolazione effettuata dall’audioprotesista specifica per le telefonate. Inoltre con l’evoluzione del­la tecnologia abbiamo moltissimi sistemi wireless che permettono di utilizzare gli apparecchi come dei veri e propri auricolari consentendo di parlare al telefono senza nemmeno avvicinare il cellulare ottimi anche per poter parlare al telefono quando si è alla guida.