Giovedì 13 Dicembre 2018, 18:31

Il talento e la fortuna di Marco Palmieri

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Novembre 2016 in Attualità

Marco Palmieri, ventotto anni, è un attore di grande talento che sta rapidamente emergendo nel panorama partenopeo. Cerchiamo di conoscerlo meglio in questa intervista.

Vivi da molti anni a Sorrento, ma sei originario di Castellammare di Stabia, e lavori molto a Napoli: a quale di queste tre città ti senti di appartenere di più?
Ognuna mi ha dato qualcosa in qualche modo… Io mi sento figlio di questa terra…

Vieni da una famiglia di attori o di appassionati del teatro o di persone che comunque hanno incoraggiato la tua passione per la recitazione?
Ci sono nella mia famiglia artisti, dal lato paterno; mia madre mi ha dato tanta forza e mi ha sempre sostenuto e continua a farlo.

Quando hai capito che recitare era la tua vocazione?
Alle scuole elementari, a soli otto anni, grazie alla maestra che mi scelse per una recita: una folgorazione!

Qual è stato il tuo percorso artistico, che ti ha portato alla maturità che oggi, pur così giovane, esprimi?
Ho frequentato un laboratorio pratico di teatro, l’Accademia delle Arti Teatrali, presso il Teatro Totò di Napoli, diretta da Gaetano Liguori, che mi ha dato subito la possibilità di affacciarmi al mondo del lavoro.

Ti sei mai pentito di non aver scelto un mestiere in qualche modo più sicuro e con una strada più semplice e tracciata?
Viviamo in un Paese dove la situazione lavorativa è molto precaria per tutti, sono soddisfatto di fare quello che mi piace.

Tu sei un attore molto versatile, ma tra teatro, cinema, tv, potendo scegliere, cosa preferisci?
Il teatro resta il mio habitat naturale, il mio più grande amore, perchè amo emozionare il pubblico, e mi riesce in primis attraverso il contatto diretto. Cerco comunque di farlo attraverso tutti i canali comunicativi di espressione artistica.

Benchè così giovane, hai già lavorato con tanti grandi nomi dello spettacolo, c’è qualcuno che ti ha lasciato un ricordo o un insegnamento particolare?
Ogni artista mi ha trasmesso un ricordo e un insegnamento che porterò nel mio bagaglio professionale.

C’è un regista o un partner teatrale con cui sogni di lavorare?
Come regista, Ferzan Ozpetek, come partner teatrale, Carlo Buccirosso.

Cosa hai in serbo per la nuova stagione?
Tanto teatro, come sempre: sarò in “48 morto che parla” e nel musical con Il Giardino dei semplici, entrambi al Teatro Bracco di Napoli, a febbraio al Teatro Totò in “Come in cielo così in scena”, e riprenderò il musical con Federico Salvatore e Peppe Lanzetta per la regia di Gaetano Liguori. E poi, eventi, progetti, insomma, tanta arte!

Qual è, secondo te, l’ingrediente principale di questo grande affetto che ti porta il tuo pubblico?
Tante cose, l’autenticità, l’impegno, il rispetto, insomma dò sempre tutto me stesso.

Ti senti più a tuo agio nei ruoli drammatici o brillanti?
Mi piacciono entrambi, ma in realtà amo soprattutto, al di là del registro, mettere sempre qualcosa di mio nei personaggi che porto in scena.

Preferisci a teatro interpretare i classici o gli autori contemporanei?
I classici sono la storia, i contemporanei la novità. A me interessa tutto ciò che è cultura, e soprattutto lasciare qualcosa al pubblico.
Nel tuo mestiere, in che percentuale per avere successo secondo te conta il talento e in che percentuale la fortuna?
La fortuna ci vuole a prescindere nella vita, il talento è indispensabile... pensa un po’ che succede se si combinano assieme! (ride).
Come è successo nel suo caso!