Domenica 16 Dicembre 2018, 15:46

La Biopiscina - Gioia e dolori

Autore: Dipartimento di Progettazione TecnoAmbiente S.r.l. | Pubblicato Maggio 2018 in Cultura

E’dal lontano 1954 che in Austria fu creato da Gottfri­ed Kern ` il primo laghet­to decorativo. Richard Weixler, sempre in Austria, s’ispirò all’e­sperienza di Kern e nel 1976 co­struì un bacino impermeabiliz­zato in argilla di circa 1000mq, 200 dei quali costituivano la par­te balnenabile, senza l’utilizzo di nessun impianto tecnico.
Negli anni ottanta sia in Au­stria che in Germania s’iniziò ad utilizzare dei teli sintetici per costruire invasi con suddivi­sioni per creare zone adibite alla balneazione. La qualita` dell’acqua era garantita dai processi naturali che avveni­vano attraverso la presenza di piante, microorganismi e dal­la loro interazione con i sub­strati presenti. Tutti i costrutto­ri delle prime biopiscine italiane sono stranieri di lingua tedesca e solo a partire dalla meta` de­gli anni ’90 hanno cominciato ad operare, come la storia ci in­segna, aziende del nord Italia. Così, grazie alla loro capacità as­sociativa, sono state pubblicate molteplici riviste per divulgare la “tecnologia verde” e potenzia­re la richiesta di mercato. Oggi il settore biopiscine italiano deve trovare un suo equilibrio, difatti la gente confonde la stessa con la piscina. Per tutto ciò si rischia di fare una spesa per poi ritrovar­si in un vicolo cieco.
In pratica, come per un acqua­rio, occorrerebbe una passio­ne di base o un’assistenza con una consulenza scientifica per la conduzione di una bio­piscina in quanto non sara` mai un bacino facilmente controllabile, ma un sistema in cui la tecnica la natura e l’uomo dovrebbero interagire in costante movimento.
E` fondamentale, quindi, che il fruitore di una biopiscina sia messo in grado di ‘‘comprende­re’’ e interagire correttamen­te con la sua piscina in tutte le fasi della sua maturazione biologica, pena il disfacimento dell’equilibrio biologico e lo sna­turamento del sistema “filosofi­co” della biopiscina. In pratica è consigliabile avere una super­ficie di almeno di 150-200mq. fattore determinante dell’equili­brio è senza dubbio la tempera­tura dell’acqua e quindi il giu­sto rapporto di coesistenza biologica tra: piante, fauna e ossigenazione.
Nel 1983 abbiamo realizzato impianti per grandi acquari e nel 1998 il biolago per poi ottimiz­zare le tecnologie impiantisti­che per le vasche naturali ov­vero la possibilità di integrare le piante in piscina al fine di ottenere il giusto inserimen­to nell’ambiente naturale e garantire la balneabilità della stessa con semplicità gestio­nale. Oggi lo styreps ci consente di poter realizzare ogni tipologia d’invaso e così con il sistema impiantistico TA-OXI-OZON­FILTER di garantire la balne­azione senza cloro e tutto made in Sorrento.