Martedì 18 Dicembre 2018, 15:59

Scopriamo la sindrome rara dagli occhi a stella e del carattere da coktail party

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Maggio 2017 in Salute

Si tratta della Sindrome di Williams, o Wil­liams-Beuren, più poeticamente chiamata “la sin­drome dei bambini con gli occhi a stella”, rara malattia genetica caratterizzata da aspetto peculia­re del volto (cosiddetta “faccia da elfo”), cardiopatia congenita, ritardo di sviluppo e atteggiamento com­portamentale iper-sociale. La sindrome deve il nome al dottor Williams, medico neozelandese, che per pri­mo ne descrisse i sintomi nel 1961. Il dottor Beuren, nel 1962, in Germania, descrisse con i suoi colleghi un quadro clinico simile, rivelatosi poi essere la stes­sa sindrome. In Italia vi sono circa 3000 casi. Viene dichiarata un’incidenza di 1 caso ogni 20.000 nati, ma probabilmente la reale incidenza arriva ad 1/10.000 nati. Colpisce indistintamente maschi e femmine. La causa molecolare della sindrome è stata caratteriz­zata solo nel 1993: si tratta della perdita (delezione) di un frammento o regione del braccio lungo del cromosoma 7 (regione cromosomica 7q11.23), che comprende 28 geni, tra cui quello responsabile del­la sintesi dell’elastina, proteina strutturale che è una importante componente dei tessuti connettivi, pre­senti in tutti gli organi. La trasmissione della malattia è autosomica dominante, cioè un individuo che ne è affetto ha il 50% di probabilità di trasmetterla ai propri figli, anche se solitamente la condizione insorge sporadicamente, senza che siano presenti altri casi in famiglia, per un danno genetico insorto de novo. L’anomalia non viene individuata con il carioti­po standard ma attraverso la FISH (Fluorescent In Situ Hybridization), un esame citogenetico che permette di evidenziare la microdelezione cromosomica. Più di recente sono state messe a punto nuove tecniche di diagnosi genetica meno costose e più veloci, come la PCR quantitativa, la MLPA e gli arrayCGH.

I segni e sintomi comprendono:
A) Anomalie di crescita e sviluppo: spesso na­scita post-termine, basso peso alla nascita e scarso accrescimento, con bassa statura definitiva (l’altez­za media si aggira intorno ai 156 cm nei maschi e ai 147 cm per le femmine); sviluppo puberale precoce (all’incirca 9 anni per entrambi i sessi); invecchiamen­to precoce.

B) Facies tipica (“viso degli elfi”), più evidente man mano durante la crescita e nell’età adulta: anomalie del cranio (microcefalia, dolicocefalia, co­strizione bitemporale), lineamenti marcati e grosso­lani, fronte larga, sopracciglia rade, aspetto “pieno” dei tessuti intorno agli occhi (edema periorbitale, epicanto, palpebre cascanti), occhi molto distanziati (ipertelorismo), anomalie oculari (iride stellata, stra­bismo, difetti di rifrazione), dorso del naso depresso e rivolto verso l’alto (naso a sella), setto nasale appiat­tito, narici antiverse e punta del naso globosa, filtro allungato e poco disegnato, bocca ampia (macrosto­mia), anomalie dentarie (ritardata eruzione, denti pic­coli, radici dentarie piccole e sottili, spazi inter-denta­li aumentati, malposizione e malocclusione, spesso carie e ipoplasia dello smalto), labbra carnose con labbro inferiore anteverso, e atteggiamento carat­teristico della bocca che viene mantenuta sempre aperta, guance piene e paffute, prominenti e cadenti, mandibola piccola (micrognatia), voce roca e soffo­cata.

C) Patologie dei vari organi e apparati (malat­tia “multisistema”): cardiopatie congenite (75- 80% dei casi), che condizionano più di tutto la prognosi: principalmente stenosi sopra-valvolare dell’aorta, ma anche stenosi valvolare aortica, valvola aortica bicu­spide, prolasso della mitrale, DIA e DIV; alterazioni a carico dei vasi sanguigni (come stenosi delle arterie polmonari, epatiche e renali; in quest'ultimo caso si può avere ipertensione arteriosa); anomalie strut­turali: torace stretto, collo lungo, spalle cadenti; talvolta ernia inguinale/ombelicale; basso tono mu­scolare da piccoli, poi crescendo contratture, dolori, crampi; fragilità ossea, deviazioni della colonna ver­tebrale, clinodattilia del quinto dito della mano; iper­lassità articolare; complicazioni gastro-intestinali: difficoltà di alimentazione, vomito, dolori addominali ricorrenti, diarrea; otiti frequenti; ipercalcemia e/o ipercalciuria con nefrocalcinosi; frequente enuresi diurna e notturna; associazione con celiachia.

D) Problemi neurologici: ritardo mentale, di grado estremamente variabile; ritardo del linguag­gio, ma solo nelle fasi iniziali; incoordinazione dei movimenti e difficoltà nella motricità fine e grosso­lana, con vistosa goffaggine; compromissione della memoria a breve termine; iperattività, irrequietezza, problemi di attenzione, impulsività, disobbedienza, difficoltà di concentrazione, sbalzi d’umore; ansie, ossessioni, preoccupazioni e paure; difficoltà di orien­tamento spaziale; difficoltà di addormentamento e turbe del sonno; ipersensibilità ai rumori dovuta alla presenza di iperacuità uditiva (iperacusia) che specie nei neonati e nei più piccoli è causa di risvegli e pianti improvvisi.

E) Aspetti caratteriali: sono dotati di un caratte­re estremamente espansivo, gentile, socievole ed estroverso, anche nei riguardi di persone che non conoscono (comportamento ipersociale, che gli in­glesi chiamano efficacemente “cocktail party perso­nality”): sono persone allegre, conviviali, amichevoli, affettuose, comprensive, altruiste. Hanno anche una capacità straordinaria nel riconoscere i visi, grazie a spiccata memoria per i volti, e grande abilità nell’i­dentificare le espressioni emozionali e le prospettive degli altri (empatia). Spesso, però, all’eccessiva disini­bizione sociale si associano notevoli difficoltà a rela­zionarsi costruttivamente con i coetanei e a stringere e mantenere legami di amicizia, in quanto sono indi­scriminatamente amichevoli con tutti, e quindi spes­so divengono vulnerabili allo sfruttamento, inoltre manifestano bassa tolleranza alla frustrazione, forte impulsività e fanno fatica a rispettare i turni di inte­razione con l’altro. Un altro aspetto della personalità è la spiccata sensibilità e predisposizione per la musica: apprendono con estrema facilità le canzoni, alcuni posseggono l’orecchio assoluto e un prodigio­so senso del ritmo, molti ricordano melodie per anni, altri sono musicisti professionisti.
Riguardo alla terapia, non esiste una cura speci­fica per la Sindrome di Williams, ma è importante il monitoraggio da parte di una equipe multi-discipli­nare di specialisti di tutti i problemi sanitari specifici. Sono poi importanti gli interventi educativi, come l’uso di particolari accorgimenti per l’insegnamento della lettura e della scrittura, quali il computer, e il lavoro volto all’incremento dell’autonomia, come la cura personale, la gestione del denaro, l’orientamen­to nello spazio. Utili anche programmi di abilità so­ciale, contenimento dell’ansia, gestione dell’ipersen­sibilità ai suoni. La pressione arteriosa e la funzione renale devono essere controllate per tutta la vita.

Come per altre patologie rare, è importante il ruolo delle associazioni dei pazienti. L’Associazione Italiana Sindrome di Williams, fondata ventuno anni fa, nel 1996, si batte per incentivare la ricer­ca, informare la popolazione, favorire le diagnosi precoci e potenziare gli aspetti educativi e riabili­tativi, attraverso convegni, libri, opuscoli informativi, video e spot, allestimento del sito. In occasione del ventennale, lo scorso anno, le Poste Italiane hanno emesso un francobollo dedicato all’Associazione.