Martedì 22 Ottobre 2019, 10:48

A colloquio con Oksana Shvets alla scoperta della Doula

Autore: a cura del dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Maggio 2019 in Attualità

Il ruolo della Doula è venuto recentemente alla ribalta della cronaca mondiale perché Meghan Markle, moglie del principe Harry d’Inghilterra, ha scelto di farsi seguire da questa figura professionale per tutta la durata della gravidanza e in seguito. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta con Oksana Shvet, che da anni svolge questo lavoro con estrema passione e competenza.
Carissima Oksana, cosa significa questo tuo lavoro, essere una Doula?
La Doula è una figura professionale che assiste e accompagna una madre durante la gravidanza (certe volte anche prima), nel travaglio, nel parto e nel post-parto, solitamente fino al primo anno della vita del bambino. Il termine Doula deriva dal greco e significa “colei che serviva alla madre”. era una donna che forniva il suo supporto ad un’altra donna.
Una sorta di “tata” della mamma, dunque…ma In quale periodo della vita di una madre è più utile il suo intervento?
Essere affiancati da una doula che ti guarda, ti ascolta senza giudizio, si prende cura di te, ti protegge e ti sostiene nel periodo più delicato della vita di una donna, può davvero fare la differenza in ogni fase della maternità.
In cosa consiste esattamente il tuo lavoro?
In gravidanza, l’aiuto della Doula comprende l’accompagnamento alle visite mediche, un sostegno nelle decisioni, un appoggio per gli sfoghi e i dubbi. Può essere utile nel reperire le informazioni necessarie e aiutare negli acquisti per il bambino. Può organizzare con le amiche e i parenti della donna nella prossimità del parto la festa “Blessingwey”, per celebrare la futura madre e darle una giusta carica di positività per affrontare il cambiamento nella sua vita. Nel travaglio e nel parto, la Doula accompagna la coppia in modo continuativo, creando un lavoro di squadra, offrendo la reperibilità e sostegno non solo alla mamma ma anche a tutti i membri della famiglia, che possono sentirsi un po’ spaesati, e si assicura che i desideri e i bisogni della mamma siano rispettati. La Doula è utilissima anche quando si rientra a casa dopo la nascita. Nei primi giorni è un prezioso aiuto nel sostenere l’allattamento, il riposo della mamma, l’acquisizione da parte del papà il suo nuovo ruolo. Può fare le faccende di casa, sbrigare le commissioni, permettere alla mamma di fare una doccia o accompagnare il fratellino grande a scuola. Può aiutare ad elaborare l’esperienza del parto e se la mamma desidera, preparare il “rebozo”, quell’indumento messicano di grandezza rettangolare che funge da fascia portabebè.
La Doula deve seguire un protocollo operativo standard e uguale per tutte le mamme o personalizza il lavoro a seconda del tipo di madre e dei suoi bisogni?”
La Doula si adatta a qualsiasi bisogno della mamma o futura mamma, che può variare da donna a donna. Lei può aver bisogno di una tazza del thè profumato o di un pasto caldo, del sostegno fisico nel travaglio oppure del massaggino rilassante quando si fanno sentire i dolori alla schiena. Anche quando una donna necessita di essere ascoltata, supportata nelle sue scelte, sostenuta nelle sue ricerche, coccolata e abbracciata nei momenti della sua fragilità, incoraggiata mentre nasce madre, una Doula si troverà al posto giusto. Può capitare che qualche mamma chieda il supporto della Doula quasi 24 ore su 24 per tutto il tempo della gravidanza, altre richiedono solo un paio d’incontri prima di partorire, qualcuna vuole assolutamente una Doula affianco durante travaglio e parto, invece tante altre cercano sostegno subito dopo essere diventata mamme.
Quanto è conosciuta questa professione nel mondo?
La figura della Doula è molto diffusa nei paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti da molti anni. Ma si sta rapidamente espandendo nei Paesi dell’Est Europa, Asia e Sud America. Da anni le ricerche scientifiche, i cui dati sono stati riportati su Pubmed, sottolineano che la presenza della Doula affianco a una donna durante il travaglio riduce la durata dello stesso e la possibilità che insorgano complicazioni. Inoltre si riduce del 60% la richiesta di analgesia epidurale, del 50% il ricorso al cesareo, del 30% il ricorso all’anestesia generale. Secondo le ricerche, inoltre, il suo supporto attutisce il “trauma” del rientro a casa e la depressione dopo il parto. Le mamme si sentono meno sole e angosciate. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’assistenza intrapartum, aggiornate nel 2018, a tutti gli effetti fanno rientrare le Doule tra gli accompagnatori a cui tutte le donne hanno diritto durante il travaglio. Tuttavia non dimentichiamo che la Doula è una figura sì professionale ma non sanitaria, regolamentata dalla legge 4 del 14 gennaio 2013. In nessun modo si sostituisce a medici e ostetriche, bensì collabora con loro, affinché la madre possa vivere l’esperienza del parto da protagonista e in modo positivo.
Nella tua esperienza, quale rapporto si instaura tra la Doula e la donna?
Bellissimo! La Doula qualche volta viene chiamata “La Mamma della Mamma”, il che rispecchia un po’ il suo ruolo di accudimento. Ma oltre questo, la Doula è una donna che crede in un’altra donna, che l’aiuta a trovare le sue qualità e i suoi punti di forza.
Secondo te, questo ruolo di sostegno alla mamma non dovrebbe essere svolto anche dal partner, il futuro padre?
Certo, tuttavia perfino con un partner collaborativo e presente, la donna sente di aver bisogno anche di un conforto e un ascolto diverso. Nel percorso di diventare madre, viene naturale cercare una condivisione tra donne, un confronto con una figura materna, rendersi consapevole della propria identità femminile e conoscere la natura della propria forza creativa in quanto donna. D’altronde, il partner inevitabilmente è coinvolto emotivamente, perché insieme al bambino nasce anche un papà, con le sue insicurezze e fragilità. Qui la Doula diventa un collante che aiuta la coppia a vivere questo momento insieme. Anche i papà andrebbero informati e preparati, anch’essi meritano di essere ascoltati e supportati.
Quale percorso si intraprende per diventare una doula?”
Io mi sono formata con la meravigliosa associazione italiana “Mondo Doula”, integrando il percorso con altri studi e il mio cammino personale. Penso che quasi tutte le donne sono un po’ “Doule” l’una per l’altra. Chi vuole mettere in gioco il proprio istinto di accudimento e solidarietà femminile e intraprendere questa strada, può approfondire l’argomento nella “Scuola delle Doule”.
Secondo te, perché sempre più donne sperimentano oggi la depressione post-partum?
Perché nelle società moderne ci si allontana sempre di più dalla nostra vera natura, dall’intuizione, dalla condivisione con i nostri simili, infine da sé stessi. Fatichiamo a cogliere in tempo i segnali di malessere emotivo, che nasce dalla sottovalutazione dei propri bisogni e necessità, figuriamoci a prevenirli. Chiedere aiuto pensiamo sia un segno di debolezza anziché un’estrema saggezza e maturità. Abbiamo messo da parte la nostra natura, la nostra essenza, i nostri sogni. Ci siamo ritirati dal confronto con gli altri, dalla condivisione. Penso che la mancanza dei semplici rapporti umani, di una amichevole chiacchierata, di un abbraccio fraterno o del sorriso incoraggiante, sia alla base di tutte le forme di depressione, e ancor più in quella del post-partum, perché la fragilità di una donna in puerperio è intensa e va accolta e sostenuta moltissimo. Infine, mi rivolgo a tutte le mamme che alla notizia che la duchessa Meghan Marcle ha assunto una Doula per la sua gravidanza e il parto, hanno pensato di non avere il sangue blu per fare una cosa simile: no, vi assicuro che ogni donna comune è speciale e merita di avere una Doula affianco!!! (se stessi su whatsapp, avrei messo un sacco di cuoricini!!!).
Grazie Oxsana…è vero, ogni mamma merita il meglio: “Mamma è la parola più bella sulle labbra dell’umanità” (Khalil Gibran).