Lunedì 10 Dicembre 2018, 01:33

Attenzione all’otite catarrale nel bambino

Autore: a cura dott.ssa Marianna Grazioso De Pascale | Pubblicato Gennaio 2018 in Salute

Denominata anche “otite cronica sieromucosa” o “catarro tubarico” rappresenta un quadro patologico relativamente frequente in età pe­diatrica.
DI COSA SI TRATTA?
L’orecchio viene diviso in 3 parti: l’orecchio ester­no, l’orecchio medio e l’orecchio interno. Ogni parte ha la sua funzione. Le onde sonore vengono convo­gliate dall’orecchio esterno ed attraverso il condotto uditivo esterno giungono alla membrana timpani­ca che trasmette le vibrazioni ai 3 ossicini presenti nell’orecchio medio (martello, incudine e staffa). At­traverso la coclea (orecchio interno) le vibrazioni vengono trasformate in impulsi elettrici che tramite il nervo acustico raggiungono il cervello. L’orecchio medio dietro il timpano è normalmente riempito d’aria (Cavo timpanico). Esso è collegato alla parte posteriore del naso da un canale sottile, la Tuba di Eu­stachio, a stretto contatto con il tessuto adenoideo. Questa tuba è normalmente chiusa. Tuttavia, di tanto in tanto (di solito quando ingoiamo, mastichiamo o sbadigliamo), si apre per far entrare aria nell’orecchio medio. Nei bambini, per lo più in conseguenza di pa­tologie adenoidee, la Tuba di Eustachio può bloccarsi con conseguente cessazione del flusso d’aria diret­to verso l’orecchio medio. Quando ciò accade, dalla mucosa che riveste la cavità timpanica, inizia a colare del liquido sieroso che si accumula fino a riempire completamente la cavità.
Ne consegue che la meccanica dell’orecchio si blocca determinando:
CALO DI UDITO
Il bambino subisce un calo di udito. I genitori, le insegnanti della scuola materna, il pediatra o lo spe­cialista ORL notano la riduzione dell’udito, notando che il bambino non risponde prontamente se chia­mato e, durante le conversazioni, chiede spesso di ripetere.
RITARDO NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
Nei casi in cui la sordità persista per oltre 6 mesi, specialmente nei bambini più piccoli, si notano ri­percussioni sullo sviluppo del linguaggio. Il bambi­no impara a parlare ascoltando e ripetendo. Quindi i piccoli pazienti affetti da una riduzione dell’udito vanno incontro ad un progressivo peggioramento del linguaggio che non è ancora consolidato. Solitamen­te regredisce dopo il recupero dell’udito, se le cure sono state sufficientemente tempestive. Nei casi più persistenti è invece necessario un trattamento riedu­cativo logopedico.
CALO DELLE PRESTAZIONI SCOLASTICHE
Il bambino ipoacusico è certamente disattento, non riesce a concentrarsi e manifesta difficoltà ad esempio nei dettati ed in tutto l’apprendimento. Il calo di rendimento scolastico si ripercuote, a sua volta, negativamente a livello psichico, creando dei sensi di inferiorità, tendendo ad isolarsi e a non par­tecipare ai giochi di gruppo.
L’otite sieromucosa è particolarmente subdola perché il paziente non ha praticamente né dolore né febbre e l’assenza di disturbi ritarda la diagnosi.
A riguardo del trattamento dell’otite cronica sie­romucosa nei bambini, in caso di insuccesso della te­rapia medica entro 3-4 mesi dalla diagnosi, si passa al trattamento chirurgico (Adenoidectomia) che risulta essere efficace in circa il 90% dei pazienti trattati: i bimbi recuperano un udito assolutamente normale nell’arco di poche settimane.
Un 10% dei bimbi operati può non guarire mal­grado l’intervento di adenoidectomia. Si procede, quindi, con un successivo intervento chirurgico che attraverso una incisione del timpano (paracentesi) ed eventuale apposizione di un tubicino di scarico (dre­naggio trans timpanico) porta a guarigione la totalità dei casi. Solo eccezionalmente è necessario eseguir­lo più di una volta.
Talvolta il liquido all’interno dell’orecchio medio va incontro ad un progressivo processo di addensa­mento sino a giungere alla consistenza di una colla densa che ingloba la catena ossiculare determinan­do un quadro clinico definito “glue ear” (orecchio colloso).
La TIMPANOSCLEROSI costituisce una compli­canza dell’otite media sieromucosa che porta ad una ipoacusia permanente, non più correggibile con la chirurgia, ma trattabile solamente con l’ausilio di protesi acustiche.