Martedì 18 Dicembre 2018, 15:51

(Ab)Uso di alcol e il nuovo divertimento

Autore: dott. Carlo Alfaro | Pubblicato Aprile 2017 in Salute

L’alcol è la sostanza da abuso più accessibile, eco­nomica e diffusa nella nostra società, e capace di fare più danni perché legale. Secondo i dati diffusi dall’Istat nel rapporto annuale “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”, relativamente ad un campione di cir­ca 19 mila famiglie per un totale di 49 mila persone, in Italia il consumo di alcol non registra grandi variazioni negli ultimi dieci anni, anzi il nostro Paese si colloca nei posti più bassi della graduatoria europea per consumo pro-capite, ma si va sempre più affermando, sulla falsa­riga del modello nord-americano e nord-europeo, una nuova modalità di intenderlo basata, non più, come nel modello di consumo tradizionale, sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, ma sul vivere l’alcol come una “droga” di cui abusare occasionalmente, per lo più nel fine settimana e al di fuori dei pasti, in modo intenso e spesso intossicante (lo “sballo”).

Dati preoccupanti sono: l’aumento del consumo di alcol nella fascia più giovane, dagli 11 ai 17 anni, con abbassamento dell’età del primo contatto con l’al­col (in media intorno ai 12 anni, e l’Italia è uno dei Paesi con la più bassa età in Europa, 12,2 anni contro i 14,6 anni della media europea), dovuta anche al successo dei cosiddetti “soft drinks”, cocktails alla frutta che mascherano il reale contenuto alcolico, inne­scando un contatto precoce con i piccoli; la diffusione del “binge drinking” (letteralmente “bere fino allo stordimento”), che consiste nell’assumere compul­sivamente in un’unica occasione più di 6 bevande al­coliche, ubriacandosi velocemente, fenomeno diffuso soprattutto nella popolazione di 18-24 anni; l’aumento delle donne consumatrici nella fascia dei giovanissimi; l’aumento del consumo tra gli anziani oltre i 65 anni; l’aumento dei “policonsumatori” di diversi tipi di alcolici insieme, sul modello spagnolo del “butellon”, la da­migiana di vino sfuso, spesso di qualità discutibile e basso costo, miscelata con superalcolici e consu­mato in maniera collettiva; l’aumento del consumo di superalcolici. Un altro comportamento a rischio che si sta profilando è la “drunkoressia”, per cui si intende un digiuno prolungato seguito da 5 o più bevute di seguito in una sola occasione, fenomeno particolar­mente diffuso tra le ragazzine.


Sedi principali di consumo a rischio di alcol sono le discoteche: nove ragazzi su dieci in discoteca consu­mano almeno un drink alcolico, mentre il 50 per cento degli avventori esce dalle discoteche con un tasso alcolemico superiore al limite prescritto dal codice stradale. Spesso, si arriva nelle discoteche già brilli per aver consumato alcol prima della serata.

Una nuova tipologia di rischio è poi quello delle “collette” alcoliche, per riempire carrelli di alcol al supermercato il sabato pomeriggio, da consumare in locali appositamente affittati o case private. Il consumo di alcol, nei casi di abuso, apre anche spesso la strada a quello di altre droghe, come ecstasy, canna­bis, cocaina, anfetamine, per un effetto sinergico sullo sballo. La cocaina, ad esempio, legandosi nel sangue all’etanolo crea il composto “cocactilene”, che prolun­ga l’effetto delle due sostanze. Nel caso dell’eroina, l’as­sociazione all’alcol amplifica l’effetto sedativo, aumen­tando il rischio di overdose. Chi eccede nel consumo di alcol inoltre spesso associa anche l’abitudine al fumo.

Le motivazioni che determinano l’abuso di alcol negli adolescenti sono di tipo “cognitivo”, che facili­tano l’incontro con l’alcol, e di tipo “motivazionale”, che ne consolidano il consumo.

Fattori cognitivi sono: un atteggiamento menta­le favorevole al consumo di alcol (in questo senso, c’è il dato Istat che l’abitudine a bere dei genitori influenza i figli), una sottovalutazione dei rischi connessi al consumo, una sopravvalutazione delle proprie capacità di controllo, una sovrastima della diffusione del consumo nel proprio ambiente di vita e tra gli amici, cioè la percezione che tutti bevano.

Fattori motivazionali includono: ricerca di rischio e trasgressione dalle regole degli adulti; bisogno di migliorare l’immagine di sé e la visibili­tà sociale, di sentirsi più sicuri e spavaldi, loquaci e sciolti, meno timidi e inibiti; acquiescenza ai com­portamenti del gruppo di appartenenza; voglia di alterare la coscienza per esplorare, attraverso una modificata percezione di sé e della realtà, spazi della mente altrimenti inaccessibili, liberare le emozioni, lasciarsi andare al divertimento senza limiti, annul­lando i pensieri e il controllo. Un ruolo spetta anche a pubblicità e media che promuovono la cultura dell’alcol.

L’alcol rappresenta un rischio assoluto di morta­lità, a causa degli incidenti stradali e dei danni alla salute che il suo consumo eccessivo produce. Gli effetti sono più gravi in giovani fino a 18-20 anni, donne e anziani oltre i 65 anni, per carenza nel fe­gato delll’enzima alcol-deidrogenasi, che serve a metabolizzare l’etanolo.

Riguardo agli effetti sulla salute, l’intossica­zione da alcol crea danni acuti e cronici. Nell’imme­diato, provoca effetti sul sistema nervoso (euforia, intontimento, perdita di memoria, inibizione dei riflessi), apparato circolatorio (vasodilatazione, ta­chicardia, ipotensione), abbassamento della tempe­ratura corporea, poliuria, gastrite. Un sovradosaggio causa disorientamento, letargia e depressione respi­ratoria fino al coma.

Nel lungo termine, invece, sono moltissime le patologie legate, direttamente o indirettamente, a questa sostanza, dalle patologie cardiovascolari (l’eccesso di alcol in giovane età porta ad un incre­mento di obesità addominale e sindrome metaboli­ca in età adulta, fattori di rischio per malattie cardio­vascolari), al cancro (bocca, esofago, fegato, seno), ai disturbi neuropsichiatrici (epilessia e depressio­ne), al diabete, alla patologia epatica, alla sindrome feto-alcolica dei neonati se la madre beve.

A questi danni vanno aggiunti i costi, di salute e sociali, degli incidenti stradali. In Italia il 30% dei decessi per incidenti stradali e il 50% de­gli incidenti non mortali sono legati al consumo di alcol. Gli incidenti stradali rappresentano il 40% d e l l e cause di morte in adole­scenti e gio­vani adulti, e il picco di mortalità si verifica tra le 4 e le 5 di mattina, prin­cipalmente il sabato e la domenica. Una strage silenziosa e intollerabile.

Segnali di rischio per i ge­nitori che un figlio ha problemi con l’alcol possono essere il fatto di non dormire ripetutamente a casa il sabato sera, o avere problemi la dome­nica mattina: dormire troppo, presentare disturbi di alimentazione, vomito e diarrea, movimenti poco coordinati, umore irritabile, chiuso, scontroso. Segnali più generali di abuso prolungato sono difficoltà scolastiche, mancanza di denaro in casa, cambiamento delle abitudini, sbalzi di umore continui ed inspiegabili, sintomi di depres­sione.

Il nuovo Codice della Strada obbliga giusta­mente al tasso alcolemico zero i guidatori sotto i 21 anni di età o patentati da meno di 3 anni e chi eserciti professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose, mentre per tutti gli altri guidatori il limite del tasso alcolemico è 0,5 g/l. La Consul­ta Nazionale Alcol e la Società Italiana di Alcologia chiedono tuttavia di abbassare ulteriormente il limi­te di 0.5 g/l, dal momento che tale livello espone il guidatore ad un rischio tre volte superiore di inci­dente mortale rispetto ad un livello tra lo zero e gli 0.2 g/lt.

La prevenzione parte prima di tutto da inter­venti di tipo culturale: scoraggiamento di modelli educativi e sociali che fomentano la filosofia dello sballo e della trasgressione, a favore invece della promozione di stili di vita positivi basati sulla cultu­ra dello sport e del benessere; sviluppo nei giovani della consapevolezza dei rischi per la salute deri­vanti dal consumo smodato di bevande alcoliche; sensibilizzazione sul valore del bere responsabile e moderato; stimolazione nei giovani dello sviluppo dell’autostima e del senso di responsabilità, della consapevolezza di sé.