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Annegamento: sai cosa fare?

Autore: Daniela Nunzia Malvone | Pubblicato Agosto 2016 in Cultura

Che si tratti di mare, fiume, lago o piscina, l’acqua è sempre un divertimento, un’attrazione irresistibile.
Allo stesso tempo, però, se non prestiamo attenzione, il gioco può trasformarsi presto in una tragedia.
Ogni anno quasi 400 italiani perdono la vita in questo modo, solo perché non sanno come evitarlo: quasi nulla, infatti, dell’annegamento è come lo immaginiamo.
L’annegamento come lo vediamo al cinema o in televisione è molto diverso dalla realtà. Molto spesso la cronaca riporta di incidenti dove giovani non sono riusciti a tornare a riva, dove lo sforzo e la paura sarebbero stati fatali, dove barche si sono rovesciate e le persone cadute in mare sono affogate. Ma la causa più frequente degli annegamenti rimane sempre l’imprudenza.

COSA SUCCEDE QUANDO SI PERDE IL CONTROLLO?
I soccorritori della Società Nazionale di Salvamento hanno ricostruito che cosa avviene davvero: “Quando non riusciamo a restare a galla un riflesso nervoso involontario per proteggere i polmoni ci obbliga a prendere aria e poi a tenere chiusa la bocca. Non riusciamo a prendere fiato e a chiedere aiuto, ci agitiamo e consumiamo ancora più ossigeno ed energie. Quando nel sangue si è accumulata anidride carbonica un altro riflesso involontario ci costringe a riaprire la bocca: se entra dell’acqua, anche pochissima, i polmoni cominciano a non funzionare più, altra acqua entra nei polmoni dal sangue, che diventa più denso, il cuore allora si ferma, altra acqua entra nei polmoni e cominciamo ad affondare. Se il soccorso non arriva nel giro di 4 o 5 minuti si rischia di danneggiare irreparabilmente anche il cervello”.

COSA SI PUÒ FARE PER EVITARE IL PEGGIO?
Prestiamo attenzione al suggerimento degli assistenti bagnanti, sono professionisti del salvamento, sono dichiarati idonei da una commissione della Guardia Costiera. Il salvamento non può essere improvvisato.
Infatti, una persona nel panico è mossa solo dall’istinto di sopravvivenza e si aggrappa con la forza della disperazione a chi cerca di soccorrerla rischiando di far annegare anche lui. Un soccorritore esperto, invece, sa come deve fare: occorre preparazione fisica e competenza tecnica. 6 annegamenti su 10 avvengono di fronte a una spiaggia battuta dalle onde e le vittime sono nuotatori anche esperti. Ma il pericolo non sono le onde: quando le onde si frangono lungo la riva si accumula dell’acqua che si sposta poi lateralmente finché non trova un avvallamento del fondale, qui, tutta l’acqua accumulata si incanala e forma una corrente anche molto veloce che porta verso il  largo. Sentendoci trascinati al largo cerchiamo istintivamente di tornare verso la riva ma non ci riusciamo perché la corrente è troppo veloce.
Ci stanchiamo e possiamo trovarci in difficoltà perché non abbiamo la forza per restare a galla. Marco Gigante (Società Nazionale di Salvamento), consiglia: “Se vi trovate nella corrente che vi porta al largo, la cosa migliore da fare è assecondare la corrente, vi fate portare al largo e, una volta che non sentite più la corrente che vi trascina fuori, rientrate a riva nella parte dove rompe l’onda”.
Ai bagnanti, pertanto è consigliato di non allontanarsi troppo dalla costa perché anche un lieve malore può diventare fatale. È importante, inoltre, prestare attenzione alle correnti marine e non sottovalutare i rischi.
Il numero della Guardia Costiera dedicato alle emergenze in mare è il numero 1530.