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Mal di schiena e respirazione: rimedio osteopatico

Autore: a cura del dott. Silvio Giglio | Pubblicato Marzo 2019 in Salute

IL mal di schiena è sicuramente una delle problematiche più comuni nella società moderna. Non sono ancora del tutto chiari i meccanismi alla base della patologia e per questo motivo le strategie di intervento davvero efficaci per risolverla risultano essere, ad oggi, molto limitate.
Tra le poche cause certe dell’insorgere del mal di schiena, un posto di primaria importanza viene ricoperto dal cattivo uso del diaframma e dalla scarsa conoscenza delle sue funzioni.
Il Diaframma oltre ad essere il muscolo primario della respirazione e a permettere di immettere aria nei polmoni per ossigenare il corpo, contribuisce a ridurre i carichi sui dischi intervertebrali e su tutte le altre strutture che la compongono (articolazioni, legamenti e muscoli), partecipando al complesso meccanismo di stabilizzazione della colonna vertebrale.
Una funzione del diaframma è senza dubbio la capacità di influenzare gli organi della cavità addominale, che si spremono al di sotto durante l’ispirazione, oppure l’azione che il diaframma gioca nella postura del soggetto.
Il diaframma ogni giorno compie migliaia di movimenti, vivendo in estrema armonia con il diaframma pelvico. Questo equilibrio serve per creare il giusto livello di pressione sia nella cavità addominale che in quella toracica.
Ad esempio il fegato, quando il diaframma è in ispirazione, viene spremuto immettendo nella vena cava inferiore molto del sangue che gli arriva dal sistema portale, in espirazione invece il diaframma risale e permette al fegato, come una pompa, di riprendere sangue e di ripulirlo, dato che il fegato è un filtro del nostro corpo.
Da non tralasciare i rapporti diretti che il diaframma ha anche con la milza, questa è la più grande massa singola di tessuto linfoideo del corpo ed è situata in profondità tra la nona e la undicesima costa sul lato sinistro traendo anche essa rapporto con il diaframma.
Inoltre, massaggiando le anse intestinali con onde dolci e costanti, il diaframma permette una stimolazione delle funzioni digestive ed evacuative.
Da queste informazioni possiamo ben immaginare quanto sia importante il corretto movimento del diaframma, immaginiamo una persona che è soggetta a stress emotivi continui, il diaframma di questo individuo reagirà continuamente con una contrazione non corretta.
Se lo stato di ansia diventa cronica cosa può succedere? Succede che il diaframma vive in uno stato parafisiologico, ossia non funziona bene né in espirazione né in inspirazione, quindi questo muscolo che collega il torace all’addome e come abbiamo visto anche al diaframma pelvico, non lavora correttamente e crea un’ostruzione di quest’area, riducendo il flusso del sangue e delle sensazioni dirette all’apparato genitale e alle gambe. Potrebbe arrivare a creare dei problemi digestivi dal momento in cui i visceri non hanno la corretta “spremitura” alla quale sono predisposti e quindi il soggetto comincia ad avere problemi come la stitichezza.
Diaframma e postura
Un muscolo che non lavora correttamente va a incidere sul sovraccarico di altri muscoli, cosi il diaframma se non lavora correttamente va ad alterare la funzione di altri muscoli che a loro volta alterano la postura del soggetto.
Un utilizzo esponenziale della respirazione toracica, cioè quella respirazione che è data dai muscoli accessori della respirazione, va a produrre una tensione cronica in alcuni muscoli, in modo particolare va ad affaticare il trapezio che ha un ruolo importante nella respirazione toracica.
Sollecitato più di diecimila volte al giorno, il trapezio sviluppa una dolorosa contrattura, che nel tempo può produrre dolore, rigidità ed anche cefalea.
In caso contrario il diaframma, il quale è troppo poco sollecitato, divenendo così meno elastico, incide negativamente sul tratto lombare della colonna vertebrale per via dei pilastri diaframmatici, alterandone cosi i suoi equilibri posturali.
Quindi da una parte i pilastri del diaframma condizionano il tratto lombare, dall’altra i muscoli respiratori accessori (scaleni, trapezio ecc) incidono sul tratto cervicale, questo per elencare solo alcune delle problematiche che il diaframma può causare alla nostra colonna.
Non ci sono dimostrazioni scientifiche che confermino che il diaframma possa contribuire al nostro stato emozionale ma empiricamente si pensa che questo sia vero, ricordiamoci però che il diaframma ha anche funzione posturale, e la postura è condizionata inequivocabilmente dalle emozioni e dunque dalla psiche.
Facciamo un esempio di due emozioni banali ed opposte: il soggetto triste e quello felice.
Pensiamo a quando siamo tristi, il nostro corpo appare cosi: viso imbronciato, capo chino, spalle intraruotate, rachide dorsale in cifosi accentuata e con il diaframma che lavora a fatica perché i respiri di una persona triste sono lenti profondi e più controllati quindi a carico della muscolatura accessoria della respirazione.
Ora pensiamo a quando siamo felici, viso radioso, capo ben sollevato, spalle extraruotate e rachide dorsale in cifosi fisiologica con il diaframma che ha un movimento cadenzato e nei range di movimento diaframmatico.
Osteopatia e diaframma
Se dovessimo parlare in termini osteopatici, da quello detto fino ad ora possiamo ben capire come il diaframma può andare in disfunzione e dunque come questo può ripercuotersi sulla nostra postura.
L’osteopatia attraverso una valutazione accurata del diaframma riesce a capire se il diaframma è in disfunzione e lo fa attraverso le mani dell’osteopata che posizionandole sotto lo sterno valuta eventuali limitazioni di mobilità. La restrizione può essere sia bilaterale che monolaterale andando cosi a creare delle tensioni importanti che si possono trasmettere attraverso il tessuto connettivo su tutto il nostro corpo.
Ovviamente il diaframma può essere vittima anche di altre problematiche, sarà dunque abilità dell’osteopata trovare da dove proviene eventualmente il problema e correggerlo.
Tornando al diaframma, l’osteopata dopo un’accurata valutazione decide che tipo di tecnica usare, infatti attraverso le mani si può concentrare direttamente sulle emicupole o sui pilastri del diaframma correggendolo e riportandolo ad un fisiologico movimento.
E’ buona norma inoltre far capire al paziente a fine seduta, come respirare correttamente con il diaframma facendogli capire che è più importante respirare solo con il diaframma quindi cercando di escludere il movimento dei muscoli respiratori accessori cercando di inspirare, “gonfiando” la pancia e durante l’espirazione di “sgonfiarla” attivando gli antagonisti sinergici ovvero gli addominali per permettere al diaframma di risalire il più possibile.
Concludendo, attraverso il lavoro manuale che fa l’osteopata e attraverso il lavoro propriocettivo, il paziente ottiene tre importanti risultati:
1. Un migliore movimento del diaframma
2. Una migliorata percezione del proprio corpo e della propria respirazione
3. Una migliorata  e armoniosa vascolarizzazione viscerale
Inoltre al paziente, sin dal primo trattamento vengono illustrati e spiegati una serie di esercizi che potrà svolgere in completa autonomia nei giorni successivi al trattamento per fare in modo che il corretto meccanismo di respirazione diventi un automatismo e una sana abitudine. In questo modo non solo si cura il mal di schiena ma soprattutto si previene l’insorgenza di ernie del disco e degenerazioni della colonna vertebrale in aggiunta ovviamente a tutti gli altri benefici elencati in precedenza.