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La Birra nel Novecento

Autore: Gianpietro Maresca | Pubblicato Marzo 2016 in Cultura

“Nel primo decennio del Novecento in Italia, prevalentemente al Nord, si contavano 150 fabbriche di birra. Proprio in questo periodo la produzione di birra ebbe un forte incremento e ne fu regolamentata la vendita con l’ accordo chiamato “la Convenzione Lombarda” che stabiliva quote di vendita prefissate per prevenire operazioni di svendita. Dal 1913 in poi troviamo sul mercato nomi di birre tuttora esistenti come Peroni, Poretti e Wuhrer. Le prime birrerie erano locali di mescita, spesso annessi alle fabbriche di birra e di proprietà dei birrai. Fra i più belli e tipici esempi di questi locali storici, alcuni dei quali tuttora in funzione, ricordiamo la Birreria Pedavena, la Birreria Dreher di Trieste e la Birreria Peroni di Roma. Questi locali, in genere, erano arredati in stile tedesco-bavaro-tirolese, con predominanza di mobilio in legno e con aspetto rustico. Solo a partire dagli anni ’60 si giungerà alle prime forme di pub italiano; infatti nel giugno del ’64 apre a Rimini il primo pub, il “Rose & Crown”. A distanza di pochi mesi a Torino viene inaugurato il “Britannia” (pub in classico stile vittoriano) e a Milano il “Tombon de san Marc” (pub in stile inglese). Occorrono però una decina d’anni prima che il fenomeno pub diventi numericamente evidente. Verso la fine degli anni Settanta esplode anche il fenomeno delle birroteche che si distinguono per la grande varietà di birre proposte in bottiglia. Ad esempio il Cantuccio di Orta entra nel guinness dei primati con 830 referenze. Solo a partire dagli anni Novanta riacquista prevalenza il fenomeno pub. Nascono ovunque in Italia locali di vario genere e stile, che spaziano dal pub nelle sue numerose varianti (inglese, vittoriano, country, music-pub, irlandese, scozzese, disco-pub) alle brasserie di tipo belga, ai locali etnici, alla birreria italiana.