Mercoledì 19 Dicembre 2018, 10:29

Gruppi Whatsapp e violazione della privacy

Autore: Avv. Patrizia Cappiello | Pubblicato Novembre 2018 in Cultura

Ho creato un gruppo WhatsApp senza pensare di chiedere il permesso.  Uno di loro ha minacciato di denunciarmi per violazione della privacy, è possibile?

Nati per mettere in contatto più persone, i grup­pi di WhatsApp hanno finito in molti casi per turbare la quotidianità dei partecipanti al grup­po, se non altro per le continue notifiche di messaggi. Capita a tutti di essere inseriti in una chat senza vo­lerlo, basti pensare ai gruppi di ex compagni di scuola, dei colleghi di lavoro o dei genitori della classe dei figli.
Se è pur vero che si ci può sempre cancellare dal­la chat, è giusto chiedersi se essere inseriti o inserire qualcuno in un gruppo WhatsApp senza consenso è legale.
Ebbene, il numero di telefono è attualmente con­siderato un dato personale e, come tutti i dati perso­nali, è protetto da privacy. Dalla chat è facile risalire all’utenza telefonica di ciascun membro del gruppo e la diffusione di un numero di telefono non è lecita se il titolare non ha dato prima il suo permesso.
Non è importante se chi abbia diffuso il nume­ro altrui ne sia venuto a conoscenza lecitamente o meno, ciò che conta, ai fini dell’applicazione della sanzione, è la diffusione del numero di cellulare non autorizzata.
Quando all’interno di un gruppo WhatsApp ci sono persone sconosciute, che non si conoscono tra loro o che, comunque, non dispongono dell’altrui nu­mero di cellulare, l’inserimento non autorizzato nella chat può essere un illecito trattamento di dati altrui.
Chi ha un numero di telefono di un’altra persona sulla propria rubrica telefonica per scopi personali può lecitamente conservarlo a patto però che non lo comunichi in pubblico, ciò che invece succede nel momento in cui si inserisce quel numero in un grup­po WhatsApp.
Per ovviare a un simile illecito sarebbe buona abitudine chiedere prima il consenso all’interessato, anche con un semplice messaggio, il permesso pre­stato con l’ok o il pollice alzato potrà costituire una prova in futuro di aver agito nel rispetto della privacy.